Questo è l'estratto dal Thread n.65 che riguarda il mio incontro con lo psichiatra 22 anni fa. il quale poi mi scrisse la mia (prima) diagnosi di "disturbo mentale di disforia di genere". Poi ne ebbi un'altra più recentemente, quindi io sono due (2) volte "disturbata".
Mi dico :" Io dallo psichiatra andrò ma il problema del pacchetto deve esser risolto prima" . La conoscenza propedeutica degli impiegati è stata importante e, quando mi reco all’ufficio postale doganale, ne raccolgo i frutti. Ai due tipi accaldati e scocciati sarebbe bastato un pezzo di carta qualunque per darmi il pacchetto (e farmi pagare).
Insomma senza praticamente intoppi ho ottenuto la mia scorta di “girl juice” per almeno altri quattro mesi.
Contattare lo psichiatra ad agosto è stato complicato.Dopo continui messaggi d'inrintracciabilità e cellulare che suonava a vuoto per giorni, riesco a fissare un appuntamento.
Lo studio di questo psichiatra è nello stesso isolato del mio ufficio, a un minuto di marciapiede. Ci passo davanti ogni giorno venendo a piedi da casa.
In realtà non è il suo studio ma è quello di altri medici con altre specializzazioni. Probabilmente lui lavora in ospedale o in clinica e poi arrotonda con queste perizie.
Sono puntualissima e normalissima come sempre : jeans, camicia azzurra semiaperta da cui si intravede il mio reggiseno senza fronzoli, infradito in pelle non inconfondibilmente femminili. Non sono per niente nervosa.
Come immaginavo mi apre lui ( anche se l’ho capito dopo). Quando mi vede è molto, molto, stupito. Non so chi e cosa s’aspettasse o non s'aspettasse. Poi capisce o finge di capire o ricordarsi dell’appuntamento e mi fa accomodare in sala d’aspetto.
Dopo qualche minuto sento che accompagna una donna alla porta e mi chiama per accomodarmi.
Capisco quindi che era lui il dottore, appena mi segue nella stanza che mi indica. E’ un tipo sulla quarantina, mio coetaneo grosso modo, non alto, non basso, con barba e baffi, vestito sportivamente.
Sedendosi mi dice, in modo colloquiale, forse per mettermi a mio agio, e con un ampio sorriso:
“ E allora…. che abbiamo ?”
Io non ho quasi mai bisogno di farmi metter a mio agio. A volte mi stupisco anche di me stessa e del mio controllo emotivo.
Con una calma serafica e una capacità dialettica fluida e convincente gli riverso in poche frasi la mia filosofia di transizione di genere : gradualità, controllo delle mie percezioni, importanza del viaggio piuttosto che della meta.
Ero convinta che qualunque sua domanda sarebbe stata per me una banalità. Mi ero già data mille volte quelle risposte. Le avevo elaborate e SCRITTE ed erano ormai incise a fuoco nella mia mente. Mi bastava solo fargliele apparire chiare, lampanti.
Mi chiede, ritualmente “ Qual è la ragione di questa sua scelta ?”
Rispondo :
“ Non posso trovare una ragione. Io parlerei più di istinto, di bisogno, di natura. Se cerco la ragione non la trovo. Io ho cominciato il mio percorso d’istinto quando evidentemente certi equilibri della mia vita si erano consolidati. Era il momento. A ciò ha contribuito anche internet, la visione estesa del fenomeno, l’allargamento d’orizzonte. Guardando il mondo da un buco della serratura non si va lontano.
Più che di una ragione per farlo, ho raggiunto la consapevolezza che NON C’È RAGIONE PER NON FARLO. L’uso che faccio della ragione riguarda invece il mio procedere graduale. L’evitare che tutto venga travolto. Io cambio e tutto cambia nel frattempo. Ho imparato anche a “percepire le mie stesse percezioni” e quando capisco che ho qualche sentimento esagerato, fuori misura, riesco ad estraniarmi e, guardandolo, “lo prendo e lo poso” – (dico proprio così) -”
E continuo:
“ Credo di avere la fortuna di trovarmi in una condizione di solidità economica - con una attività in crescita e un certo successo - e soprattutto godo di una eccezionale solidità affettiva. Io sono eterosessuale (come lei sa l’identità di genere non c’entra niente con l’orientamento sessuale: maschi virilissimi possono essere omosessuali dichiarati) e mia moglie sa tutto della mia condizione e, sebbene anche lei abbia i suoi percorsi d’accettazione , siamo in sintonia assoluta. Stiamo insieme da oltre vent’anni.........siamo una cosa sola.“ concludo dopo qualche istante di silenzio, e la voce mi trema un pochino per l’emozione.
“Avete figli ?” chiede d’obbligo. lui.
“No. Non ne abbiamo. Non ne abbiamo voluti…..più lei che io, a dire il vero “gli rispondo.
E lui, interrompendomi, cercando di anticiparmi e, perciò, sbagliando “ Certo, capisco, in previsione….”
“No. Non c’entra niente. Non ne ha voluti perché non si è mai sentita adatta, ne psichicamente ne fisicamente, al ruolo di madre. Forse sarei stata più madre io di lei…” concludo.
Mi chiede : “ Ma non ha mai dei momenti down?”
Gli rispondo in un modo che deve averlo stupito o impressionato non poco.
“ Non tanti, direi di no. Ho solo una amplificata capacità di piangere. Una specie di carica emotiva aggiunta che considero una ricchezza. Ed in genere è collegata al richiamo di ricordi più che a stati di generica tristezza” gli dico, mentre sento che gli occhi si cominciano ad inumidire.
“ Ma non c’è niente di male nel piangere…” dice lo psichiatra, forse come avrebbe detto a un uomo che si sarebbe vergognato di questa debolezza.
Io, quasi ignorando le sue parole, continuo raccontando.
“ Ieri , ad esempio, al cinema all’aperto, ho alzato gli occhi e, guardando il cielo stellato, ho provato una emozione fortissima. E’ stato come un salto nel passato quando bambino mi stendevo sul prato in campagna e cercavo di perdere ogni prospettiva terrena, immergendomi nell’universo, con le stelle. Ed ho pianto, ho pianto un bel po’” gli racconto senza vergogna, mentre le lacrime inopportunamente vengono giù di nuovo.
La chiacchierata continua sulle prospettive. “ Ma come vede il suo futuro ? Ha una immagine di se in proiezione ? “ mi chiede, con un sorrisetto ( mi è sembrato che volesse gli confessassi pruriginose fantasie, ma forse mi sbaglio….)
E io rispondo così.
“ No, dottore. Non c’è nessun ideale tipo Valeria Marini o simile nella visione futura di me. Vede, io amo le filosofie orientali e sono convinta che non è programmando con una meta prestabilita il mio futuro potrei ottenere più facilmente la felicità. Io imparato a vivere il mio presente ed un futuro molto prossimo. Quello che c’è oltre l’orizzonte io non lo so. Io sto viaggiando: mutano i paesaggi, cambiano le condizioni al contorno e, più avanti, ci sarà un nuovo orizzonte. Chissà…. forse anche la chirurgia… chi può dirlo....". E poi proseguo:
“Io ho messo questo aspetto cruciale della mia vita “in parallelo” e non “in serie”. Alcune persone, probabilmente più deboli di me o semplicemente diverse da me , DEVONO anteporre questo percorso di trasformazione credendo che esso possa essere risolutivo per il resto dei loro problemi vitali. Spesso tutto ciò costituisce un errore fatale. Alcune finiscono anche per strada “
Conferma con il capo, in silenzio, mi pare sia stupito da questa saggezza. E io l’incalzo:
“Io, se e quando lo dirò, lo farò da una posizione di forza”
E lui togliendomi le parole di bocca “ Ho deciso di fare questa cosa. Che ti cambia a te ? - queste grosso modo saranno le sue parole, vero ?”
“Esatto. Me lo potrò permettere. Io sono una persona che è apprezzata e conosciuta per quello che fa e conosce, e i miei cambiamenti omeopatici, graduali, non dirompenti istruiscono, fanno intuire, preparano. Dicono senza dire. Nonostante questo molta gente continua ad appoggiarsi a me e si nutre dei miei consigli, non solo per problemi tecnici o relativi alla mia professione. Chi lavora con me mi stima e segue con rispetto quello che dico.”
“ Ma allora lei ha carisma “ mi chiede, credo ormai convinto di una qualche mia particolarità.
“ Si, se vuole, possiamo dire che ho un certo carisma” ammetto io senza falsa modestia.
Sono trascorsi neanche 40 minuti e la visita-chiacchierata è praticamente finita : forse ho battuto qualche record.
Mi dice che avrebbe scritto entro qualche giorno una relazione per l’endocrinologo . Prende qualche appunto, mi chiede i miei dati anagrafici e, nello scrivere il mio nome allunga la O di Mario un po’ troppo. Mi dice sorridendo, forse per farmi contenta, mentre corregge l’errore, : “ Eh, senza volerlo ho scritto Maria !“
Sorrido. “ Non si preoccupi. Non è importante. Si figuri che anche mia moglie mi chiama al femminile…”
Mi congedo da lui, affabilmente, non prima di avergli dato 100 Euro (!)
Esco fuori dal palazzo. Non c’è il solito caldo asfissiante, questo 13 agosto 2004, venerdì.
Sono contenta.
Sono trascorsi oltre 15 giorni dalla mia visita con lo psichiatra. Gli telefono per sapere se per caso non avesse perso il mio numero di telefono. No. Non l'aveva perso. Ma era stato impegnato , bla, bla, bla...
Mi fissa un appuntamento. Mi da un indirizzo che è diverso dal primo. Ma non mi dice che posto è : Corso Italia, 234 primo piano a destra. Una rapida ricerca su internet e scopro che il posto è l'ASL - "Servizi di salute mentale". Come avevo immaginato il caro psichiatra è un impiegato pubblico che.... arrotonda. E vabbè...
Aspetto pochi minuti. Arriva e mi fa entrare nel suo ufficio, mentre un nugolo ( vabbè.. nugolo...esagero saranno state 2 o 3 ) di segretarie, assistenti, cercano di fargli firmare roba che lui si rifiuta di firmare.
Dopo qualche convenevole prende un foglio di carta pergamena ( manco fosse da incorniciare come una laurea !!! ) e me lo porge. Io non lo leggo, lo piego, e mi alzo. Lui mi fa gli auguri. Io lo ringrazio e lo saluto.
Tornata in macchina leggo la breve relazione che, levando nome cognome ed indirizzo, riporto qui.
----------------------------
..... già dall'età scolare aveva evidenziato, seppur non dichiarandolo a nessuno, il bisogno di "sentirsi" più vicino al sesso femminile, allo spirito ed ai modi che caratterizza tutta la sfera della femminilità, rispetto al sesso maschile. Aspetto psichico questo coniugato anche ad una forma immaginaria, con fantasie astrattive, legata a modus specifici di genere. Tale anelito è maturato in lunghi anni di riflessione e di consapevolezza ben strutturata, senza tuttavia compromettere sia il funzionamento sociale, sia le relazioni lavorative tra l'altro portate avanti con successo.
Questa tendenza psichica non è stata comunque accompagnata da alterazioni del comportamento ( travestitismo, voyeurismo, feticismo o altro). La consapevolezza del proprio stato emotivo è stata sempre vissuta nell'intimità e con una dignità rispettabile.
In atto egli è in procinto di realizzare, dando seguito alle proprie aspettative, una lenta e progressiva metamorfosi corporea per il raggiungimento del personale ed intimo equilibrio psicologico. In questo senso, proprio per l'ottenimento di tale obiettivo, lecito dal punto di vista personale, potrebbe beneficiare di cure ormonali ed estetiche adeguate e finalizzate al raggiungimento del suo obiettivo. Le cure ormonali tuttavia dovrebbe esser compatibili con i parametri di non nocumento del normale pattern fisiologico corrente.
DIAGNOSI
Disturbo dell'Identità di genere (DSM IV F 64.0)
--------------------------------
Ecco fatto.
Adesso sono anch'io UFFICIALMENTE transessuale.
Nessun commento:
Posta un commento