THREAD N.RO 34
Da: "Maryliz315"
Data: Gio Nov 21, 2002 7:27 pm
Oggetto: Ho sognato mio padre
Stanotte ho sognato mio padre.
Io non credo di avere grande stima di mio padre. Lui è di un egoismo ed una avarizia incorreggibile. Ha reso difficile, per questo suo carattere eufemisticamente “parsimonioso“, la vita alla famiglia e reso infelice mia madre. Non è mai stato capace di parole di conforto, di affetto. Solo mugugni e lamentele di prossime disgrazie e assolutamente improbabili tracolli finanziari.
Non è mai stato neanche un uomo di grandi ideali. Anzi. Credo che non gliene importasse molto che i suoi figli avessero un qualche particolare successo. Avrebbe voluto me a sua immagine e somiglianza: impiegato pubblico, tranquillo, stipendiato…
Sicuramente era orgoglioso dei miei riconoscimenti scolastici come qualsiasi genitore, ma non mi avrebbe mai e poi mai spinto o suggerito di andare all’estero o di intraprendere attività particolarmente rischiose.
Forse questa sua super-prudenza deriva dal fatto che in gioventù, avendo fatto il militare durante la II guerra mondiale, aveva vissuto periodi a dir poco burrascosi : deportazioni, prigionia, fame, freddo… Compensazione per privazioni subite ?
Il rapporto con mio padre in gioventù non è mai stato di dialogo ma solo per “fare” : riparazioni in casa, in campagna, irrigare le piante del giardino. Da piccolo ero sempre il suo aiutante ma poi, crescendo io e invecchiando lui, le parti si invertirono.
Ricordo però con piacere il suo insegnarmi l’enigmistica, i rebus, il passare serate a risolvere cruciverba difficilissimi senza schema.
Comunque tutto per fare, mai per parlare. Insomma, io, per padre ho avuto un compagno di giochi e attività operative (costruì per me, ma in realtà più per se stesso, un plastico di modellismo ferroviario di oltre 6 metri quadrati ). Ma, per me, non è mai stato un esempio da seguire.
Ora lui ha 84 anni. E’ cardiopatico (3 bypass inseriti 3 anni fa) ma, sebbene potrebbe permetterselo economicamente, non riesce a godersi neanche un po’ questi ultimi anni di vita. E mal sopporta mia madre che ha molto bisogno di assistenza e premure.
Stanotte l’ho sognato.
Dovevamo fare qualcosa insieme. Non ricordo cosa.
Poi, improvvisamente, questo qualcosa è diventato “ andare a caccia”.
Preciso che mai, dico mai, ne io ne mio padre siamo mai andati a caccia, né da soli né insieme. Non ho mai neanche toccato una doppietta.
E lui a dirmi : “ Ma perché non vuoi venire a caccia?”
Ed io : “ Ma perché non mi piace, e non mi frega niente di queste cose “
E lui, con tono di rimprovero :” Ma lo sa la tua moglie ?”
Ed io “ Certo che lo sa. Lei sa anche che io di tutte queste cose maschili non ne voglio proprio sapere.. “
E continuo.. : “ Anzi, sai che ti dico, guarda qua… “
E, aprendomi la camicia ( o con un gesto simile, non so ), gli mostro il mio seno…
Pouff…. e mi sveglio.
Mio padre è un tipo col quale non ho mai parlato. E se ho parlato è stato per litigare per la mia diversa concezione della vita e del mondo.
Adesso, in sogno, lo ergo a massimo rappresentante della maschilità che rifiuto (cosa c’è di più maschile che “ andare a caccia” ? ) e poi faccio un tipo di coming out da far venire un doppio infarto a chiunque, non solo ad un cardiopatico con tre bypass.
Boh…
Ciao a tutt*
Mary
Da: "infringer"
Data: Gio Nov 21, 2002 7:52 pm
Oggetto: R: [disforia di genere] Ho sognato mio padre
Maryliz, che tenera che sei...
Da qualche settimana lavoro in un'officina meccanica, indosso la tuta blu per svolgere un maschilissimo lavoro tra barre di ferro, segatrici, carriponte che vanno su è giù sibilando sulle rotaie...
Non male, tutto sommato. E' un lavoro che mi lascia la libertà di pensare.
Durante l'intervallo di mezzogiorno operai più o meno nerboruti (tutti più di me, comunque) raccontano le loro avventure di caccia al cinghiale, vere o presunte... I più giovani, invece, raccontano di scopate, probabili, presunte, o vere, con fighe di borgata.
Io me ne sto un po' in disparte, zitta zitta. Avessi almeno qualche scopata da raccontà...
Ve pijasse 'na disforia cacciatora-scopatora a tutt*.
Alessia
Da: "Stefania"
Data: Ven Nov 22, 2002 12:57 am
Oggetto: RE: [disforia di genere] Ho sognato mio padre
Già, Mary.
Una tenerezza infinita.
E, se me lo permetti, anche grandi risate per un comin’ out definitivamente più radicale di tutti quelli che ti possono essere stati suggeriti in disforia.
Ma si sa...
Per fortuna, dicono, i sogni sono segnali, metafore, mai predizioni....
Ed un comin’ out “radicale” è infinitamente meglio di uno comunista.... ;-))) (sto scherzandoooo.....)
Un genitore anziano. 40anni di differenza.
Il mio papà mi ha invece avuto da giovane.
Aveva 23 anni.
E’ stato abbandonato da piccino, ma lui non ne ha mai voluto parlare.
E’ stato, ed è tutt’oggi, un uomo molto bello.
Ha una parlantina eccezionale e come unico timone usa la razionalità.
Non mi ha mai saputo prendere.
Non ha avuto la capacità di farsi idealizzare: l’ho sempre osannato ed adorato, ma lui ha sempre confessato di non essere in grado di vivere il ruolo di padre.
Tutto con lui è sempre stato oggetto di discussione razionale e democratica.
Dalle mie punizioni alle mie responsabili e volontarie (si fa per dire) rinunce.
Questo sovietismo relazionale, questo emoticidio carico di violenza, non è una sua colpa.
A cinghiate lo hanno rieducato dopo averlo abbandonato nei suoi primi sei anni di vita da alcuni contadini ciociari.
Era stato concepito da mio nonno, militare di ritorno dalla campagna d’Albania, a Fiume, dove aveva conosciuto la bella Melinda (mia nonna).
Come figlio della colpa non era pensabile tenerlo.
E come si usava un tempo, in attesa del matrimonio, il pargolo fu parcheggiato in campagna.
A guerra finita, ed a fedi scambiate, quando a sei anni la piccola peste campagnola e maleducata è stata condotta nell’appartamento borghese del nonno ex fascista, quest’ultimo si è reso conto che non conosceva il galateo.
Sembra che con vari stratagemmi, immersioni delle mani in acqua bollente e cinghiate perlopiù, gli abbiano fatto superare tanto la burinaggine quanto il trauma della perdita di quelli che lui riteneva essere i suoi veri genitori (i contadini....)
Mio padre tutt’oggi non ne parla, e non è mai riuscito a parlare, oltre che a quel bimbo che ancora urla dentro di lui per il dolore sordo, cieco, inutile che ha dovuto sopportare, anche con il bimbo che ha messo al mondo e che oggi lo spiazza fino a fargli dire: <<Pensavo di essere progressista..... ma scopro di essere in grande difficoltà per questa tua scelta...>>
Io lo perdono, mio padre, per ciò che non è stato.
Ha fatto ciò che ha potuto.
Una sola cosa, ancora adesso, faccio fatica a digerire.
Avvocato, da sempre orientato a sinistra, lettore dell’Espresso già dalla fine degli anni ’60, lettore stabile di Repubblica dalla scalfariana inaugurazione del ’76.
Sempre aggiornato in politica, è stato un interlocutore prezioso che ha sviluppato le mie capacità dialettiche e di collegamento trasversale garantendomi, senza aprir libro, ottimi riconoscimenti nelle materie storiche e letterarie....
Come borghese illuminato, insomma, come mai non ha voluto analizzare il suo profondo ed affidarsi a qualcuno che lo aiutasse (e aiutasse quindi anche noi....)?
“Viveva bene”, potrebbe dire qualcuno.
No, non viveva bene. La vita era un incubo. La famiglia un luogo di sofferenza dal quale preservare ogni emozione ed ogni tenerezza....
A che serve la cultura se non a mettere e mettersi in discussione?
Se non a sovvertire i crudeli equilibri dell’infelicità?
La vita mi ha quindi insegnato che tolleranza, autocritica, apertura al nuovo, al diverso, capacità di ascolto e di immedesimazione, condivisione sono qualità totalmente svincolate dalle posizioni politiche che sembrano, preferibilmente, promuoverle.
Sono conquiste umane personali, senza colore e senza bandiera.
Un bacio con gli occhi a mezz’asta
Stefania
Da: "Mara Lei"
Data: Ven Nov 22, 2002 10:06 am
Oggetto: Re: [disforia di genere] Ho sognato mio padre
Cara Mary,
il rapporto che hai con tuo padre è molto simile a quello che io ho avuto
con il mio, anche lui, oltre tuttyo, era un appassionato di modellismo
ferroviario.
Mio padre era spesso assente per lavoro e quando era a casa non c'era con la
testa.
Anch'io lo sognai, due giorni prima che morisse. Erano due mesi che non ci
parlavamo, dopo che gli raccontai della mia vera natura e del fatto che di
lì a poco avrei cominciato la transizione.
In quel sogno mi abbracciò e mi disse che non gli importava cosa fossi ma
che mi voleva bene ugualmente. Mi svegliai che piangevo a dirotto.
Due giorni dopo, la mattina del primo gennaio del 2000, mi telefonò mia
madre per dirmi che mio padre era morto.
In passato ho odiato quell'uomo, ma oggi mi manca tantissimo e sono convinta
che avrebbe capito.
Un bacio.
Mara
Da: "Maryliz"
Data: Ven Nov 22, 2002 9:06 pm
Oggetto: Ogg: [disforia di genere] Ho sognato mio padre
--- In disforia@y..., "Mara Lei" <maraseiforte@h...> ha scritto:
.....
> Due giorni dopo, la mattina del primo gennaio del 2000, mi telefonò
mia madre per dirmi che mio padre era morto.
>
> In passato ho odiato quell'uomo, ma oggi mi manca tantissimo e sono
convinta che avrebbe capito.
No so se mio padre potrebbe capire mai. Non capisce tante cose più
semplici, ovvie, che lo riguardano come essere umano, come filosofia
generale di vita, come potrebbe capire la disforia di genere, la
transessualità, di un figlio ?
Non so se sarà necessario dargli questo sicuro dolore. Anche per
questo non mi piace scrivere nella mia agenda precise scadenze di
vita...
Baci
Mary
Da: "Mia"
Data: Ven Nov 22, 2002 11:21 am
Oggetto: R: [disforia di genere] Ho sognato mio padre
Sempre per la categoria psicana-lista, e sempre toccata nel vivo dai vostri racconti...
Mio padre... persona intelligente, dotato di grande buon senso e di grande senso dell'umanità, è sempre stato presente.
Almeno questo è quello che pensa lui...
E' vero, lui c'era, anche se con mia madre divorziarono prestissimo (io avevo tre anni)... ma non ho ricordi di un gesto affettuoso, di un momento di tenerezza; soprattutto nel corso della mia infanzia, la sua figura era costantemente associata all'idea del tutore rigido e rigoroso, talmente calato nel suo ruolo di educatore da dimenticarsi totalmente di essere dotato anche di un cuore.
Le sue emozioni, positive o negative che fossero, rimanevano confinate all'interno, e fuori non traspariva nulla.
Mi ha insegnato molto mio padre, e non mi ha mai fatto mancare nulla, ma mi ha dato poco...
A volte penso che per essere un buon genitore sia necessario essere stati anche dei figli, ma lui, avendo perso i suoi genitori ancora molto giovane, non è mai stato figlio. Intendo, non è mai stato figlio da grande: è stato figlio da bambino, per qualche anno da adolescente, ma mai da grande... e così, con il passare degli anni, di fronte alla crescita dei suoi figli che a loro volta diventavano grandi, risultava sempre più smarrito.
Presente e disponibile di fronte alle cose semplici, entrava in crisi non appena la pressione emotiva aumentava.
Quando me ne venni fuori con la Grande Notizia, reagì bene.
Almeno questo è quello che pensa lui...
Non si abbandonò a scene di disperazione, non mi accusò di nulla, non fece nulla di strano. Fu molto civile e comprensivo, ma era solamente, ancora una volta, corteccia, rivestimento esterno... una volta, prima del mio outing, mi raccontò di un suo amico che aveva purtroppo perso un figlio... pensa, mi disse in conclusione del discorso, il suo primogenito maschio... cazzo, pensai, cosa vuol dire, che se era una figlia era meno grave ? Ne rimango sconvolta ancora oggi... e mi domando cosa accadde dietro a quella corteccia, quando scoprì cosa davvero era il suo primogenito maschio...
Avrei voluto confrontarmi, con questo padre... avrei voluto lottare, discutere, incazzarmi e poi fare pace. Avrei pianto davanti a lui e lui di fronte a me, ma non accadde mai nulla, e continua a non accadere.
Due anni fa, per il mio compleanno, mi mise una piantina fiorita sulla scrivania.
Mi sembrò l'inizio di un sogno, ma in realtà rimase un episodio isolato, seguito, dopo qualche mese, da un clamoroso riflusso: non riusciva a smettere di sentirsi responsabile per la mia sorte, e a pensare che fosse colpa sua se io sono diventata così... gli dissi ma diavolo, ti rendi conto che io sono una persona felice, che vivo un rapporto di coppia felice, che ho un bel lavoro e, in generale, quanto di più e di meglio mi potrei augurare ?
Ma non importa... non me lo dice, ma non si libera di questa angoscia... e le cose non cambiano...
Contiuna ad esserci, mi chede sempre se ho bisogno di qualcosa, e ogni tanto riesce persino ad entrare nel mio ufficio (due volte la settimana sono in un'azienda che è anche sua base di lavoro, quindi ci incontriamo) senza limitarsi ad infilare solamente la testa mentre i piedi continuano a camminare... e, insomma, tutto sommato c'è.
Almeno questo è quello che pensa lui...
Baci anch'io (Ste, quella degli occhi a mezz'asta mi è piaciuta un sacco...)
Mia
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