THREAD N.RO 48 - "domandina" (dalla Mail -list "Disforia" scritti di vent'anni fa)

 

THREAD N.RO 48

 

Da:  "carla turolla" 

Data:  Mer Ott 1, 2003  11:32 pm

Oggetto:  domandina

 

 

Mie care,

in un modo o nell'altro  - comunque lentamente - la mia storiaccia col tribunale dei minorri di milano volge al termine. Il tribunale ritiene, sempre in un modo o nell'altro, e sempre con i suoi tempi biblici e assolutamente ondivaghi, che si, anche se un po' strano, questo individuo può fare il papà (o la papà). Motivazioni e dispositivi, se va bene, arriveranno al minimo dopo natale; ma intanto la presa di posizione e la dichiarazione c'è.....

 

Vabbè, mi viene una domandina: ho fatto un outing che, alla fine della fiera, non era neppure troppo esagerato: non ha coinvolto il lavoro ma solo le amicizie e il mio ambito sociale. comunque, nonostante questo, è stata ed è un'esperienza dura e faticosa che costa un bel po' di perdite dei miei affetti storici e di una identità di anni e anni.

Ma è sempre così?? (Mia non rispondere, non sei in causa: sei fuori target :-)) ), è sempre così per tutte?

E' così faticoso / doloroso?

C'ho dentro l'animo una rabbia e una fatica che non riesco a calmare. Con la razionalità la domino, ma tutto ribolle in continuazione e non si placa... non credo di aver fatto un'esperienza particolarmente traumatica, e questo mi preoccupa ancora di più: cos'altro c'è da pagare?

Carla

 

Da:  Samantha 

Data:  Gio Ott 2, 2003  10:47 am

Oggetto:  Re: [disforia di genere] domandina

 

 

Cara Carla,

chiaramente è più difficile e si rischia di perdere molti degli affetti più si è avanti con gli anni, credo che sia naturale.

Aggiungi il fatto che per chi non è un minimo informato trova assai difficile da comprendere una scelta che non sia quella di una transizione completa, già spesso non comprendono neanche quella!

Se la tua prima esperienza non è stata poi così traumatica devi solo esserne felice, no?

In bocca al lupo

Samantha

 

Da:  "Mara Lei" 

Data:  Ven Ott 3, 2003  11:18 am

Oggetto:  Ogg: domandina

 

 

Cara Carla,

 

sono felicissima per l'esito della sentenza. Tu e Mirka Lentieri, su

questo versante, siete "pioniere" indiscusse...:-)

 

Sostenere che il percorso di transizione sia tutto in discesa,

sarebbe ridicolo ed offensivo nei confronti di chi lo ha dovuto

intraprendere.

 

Ogni esperienza è unica, così l'interazione tra la "protagonista" e

l'ambiente sociale in cui vive, ma, certamente, l'outing è cosa

faticosa ed impegnativa. Noi riusciamo ad affrontare tali "fatiche"

poichè fortemente motivate, ma prova a pensare quanto risulta essere

pesante per chi ti vive accanto (madre, padre, moglie, figlio/a,

parenti, amici intimi...ecc.) accettare prima e dover poi uscire

anche loro con un outing "indiretto" (a loro volta devono dirlo ad

amici, parenti, conoscenti...ecc. ecc.), anche per loro sussiste

una "fatica" oggettiva, certamente non altrettanto supportata dalla

motivazione. Anzi, in loro, a volte, la "vergogna" (legittima) è

assai forte.

 

Poi ci siamo noi, ognuna con le proprie percezioni e i propri disagi.

Ciò che per me è più faticoso, potrebbe non esserlo per te e

viceversa. Ricordo, ad esempio, che la persona a cui, in assoluto,

mi pesò di più dirlo, a tal punto che mi dovetti bere 3 bicchieroni

di grappa (e non sto scherzando) fu mio padre. Ma dovevo farlo per

forza e sorretta un po' dalla mia compagna, un po' dalla psichiatra,

ma, soprattutto, dalla "Nonino", strinsi i denti e giù a "bastonare

senza cattiveria" quel pover'uomo.

 

Se fossimo persone superficiali e menefreghiste, probabilmente, tutto

sarebbe più semplice.

 

Un bacio.

 

Mara

 

 

Da:  "carla turolla" 

Data:  Ven Ott 3, 2003  11:09 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Ogg: domandina

 

 mmmmm... tutto giusto, sfortunatamente.

E questo mi preoccupa. Di fondo il fatto è che vivo una condizione non

scelta ma, per così dire, che mi è capitata fra capicollo totalmente non

richiesta.

E' certo che ho procurato dolore a persone a me vicine - e per contro

viceversa....

Mi sono sentita dire di tutto: da "vivi la tua malattia con pena e dolore di

nascosto" (giuro, testuale) a "se lo sapevo col cazzo che facevo un figlio

con te", piuttosto che (questa più leggera) "secondo me sei un gay che si fa

un sacco di scuse".

 

Vero: ho procurato disagio indotto, ma le reazioni non sono state delle

migliori, e per così dire, la risposta in punta di coltello è stata

pesantuccia e sostanzialmente pandemica.

Ciò ancora più sorprendente pensando che in fondo ho parlato a gente di

cultura, cresciuta "a sinistra" con autodichiarazione di tolleranza,

democrazia e comprensione del diverso.... baaaa.

 

Chi, fra tutti ha reagito meglio è stata mia madre che mi ha detto "sei

sempre stato pazzo fin da piccolo". A mio padre non l'ho detto: è dentro e

fuori una settimana al mese dall'ospedale e non mi sembrava il caso.

 

Capite perché mi pongo la domanda di quanto ancora deve costare?

Cmq il risultato è che ci ho preso un po' paura: se fra chi mi sembrava a me

vicino c'è stata cotanta violenza, che può succedere con chi (persone e

organizzazioni) con me ha rapporti più labili o su dimensioni economiche?

 

Vabbè, ciao a tutte,

Carla

 

Da:  "Maryliz" 

Data:  Ven Ott 3, 2003  12:48 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] domandina

 

 

Nel cercare di rispondere  alla tua domandina mi sono venute in mente alcune cosette che butto giù.

Le resistenze e le possibili rotture con le persone a  noi più  vicine non derivano solo da difficoltà di comprensione. Il fatto è che spesso PRETENDIAMO la comprensione senza capire che è praticamente IMPOSSIBILE ottenerla.

Quando una persona manifesta la sua condizione di transessualità cosa succede nella testa dei nostri interlocutori ?

 

La persone investita dalla rivelazione usa la sua cognizione e conoscenza del fenomeno per estrapolare la “differenza “ tra quello che sarà prima e quello che potrà essere dopo. Soprattutto inquadra tutto, egoisticamente,  in quello che questo fatto rappresenta per la SUA immagine e per il SUO futuro. Le sue estrapolazioni possono esser assolutamente sbagliate ma questo non ha importanza. Non è possibile modificare in poco tempo  e con poche spiegazioni  le sue “mappe” mentali che la fanno orientare in tal senso.

 

Capito questo è chiaro che la colpa può essere anche un po’ nostra. Non possiamo raccontare ad un genitore ottantenne ( o anche cinquantenne, dipende…) che suo figlio vuole diventare sua figlia e pensare che la cosa non lo turbi affatto. Penserà : “e  che diranno i vicini , e come farò a parlare di lui, non potrò più esserne fiero, ecc, ecc.”

 

Ci si può salvare invocando la condizione medica, la malattia: “Non è una scelta, è una disgrazia !”

 

Anche se fosse in parte vero (e forse lo è)  io trovo la cosa insopportabile. E' mai possibile che se dobbiamo spiegare per  tentare di ottenere accettazione (e poi ottenere, quando va bene, compatimento) bisogna raccontare una delle tante teorie biologiche e/o psicologiche con le quali si tenta di spiegare il transessualismo ?

 

Io credo che tutte le persone siano Trans-QualcheCosa.

Transizionare da una condizione mentale ad un altra è quello che si fa per tutta la vita.

Studiando, cambiando mestiere, città, amici, amori, modo di essere. 

Ecco. Modo di essere. Per adesso per la famiglia, per i miei dipendenti, per chi mi conosceva prima io sono una Trans-ModoDiEssere.

 

Il genere sessuale è solo una delle infinite forme di classificazione dei modi di essere.  Solo che il genere sessuale è una classificazione di alto livello. Di quelle che connotano intere società e culture se non proprio la stessa biologia umana. I nostri cervelli sono macchinette biologiche fatte per classificare, archiviare, dare nomi, strutturare rappresentazioni simboliche. Perciò  non è facile modificare quei cervelli induriti nei quali ci sta dentro una specie di BIOS dove qualche programmatore sociale ha scritto nel firmware : i generi sessuali sono  solo due!

Però tutto è possibile se lo si fa con gradualità.

Un aneddoto dice  che se prendiamo una rana viva e la teniamo nell’acqua aumentando lentamente la temperatura in modo tale che la rana non possa discriminare un momento preciso nel quale saltar fuori la faremo bollita senza che se accorga.

 

Secondo me il metodo è praticabile.

 

La prefigurazione del cambiamento può avvenire a piccoli passi. Step by step serve a noi stesse e serve, soprattutto, agli altri. Così cominciano a costruire nuovi modi di vederci e nuovi modi di rapportarsi con noi.

Per esempio il laser ti fa sparire la barba ma  impieghi  un anno e nessuno  se ne accorge (ed è meglio un laser che non ti sfascia la faccia e che non  ti costringe  a casa per un settimana rossa come un peperone)

Oppure qualche mese fa  pensavo che i capelli lunghi e il codino potessero esser una condizione troppo palese di cambiamento. Non lo erano. Pensavo che avere le braccia depilate potesse turbare qualcuno, cambiare il suo atteggiamento nei miei confronti. Non è stato così. Probabilmente non succederà niente se darò più evidenza alla presenza di un seno che, per quanto io possa sapientemente dissimulare, tutti devono aver notato.

Direte voi : “E l’abbigliamento, il trucco, i segnali di femminilità più palesi ? Rinunci ?”

No. Do semplicemente tempo al tempo.

Cambio io. Cambiano le persone a me vicine. Cambia la società che mi circonda.

Per quanto  riguarda le mie "urgenze"  l’importante è che il mio corpo sia adeguato ai bisogni della mia mente.

Insomma io voglio un corpo femminile. Tutto il resto è contorno, completamento.

Emblematicamente, per me non è importante indossare, tutti i santi giorni, una gonna a fiori svolazzante per essere felice.

Continuando a pensare a tastiera attiva ( una volta si diceva “ a voce alta” ) a volte mi chiedo se facendo più “pratica”  nella mia femminilizzazione riuscirei ancora  a gestire razionalmente ed omeopaticamente  la mia transizione. Non ho molte occasioni (anzi diciamo nessuna anche perché ho pochissimo tempo) e quindi non so se tutte le castronerie che ho scritto sopra non verrebbero travolte da un WOW! per la visione di un’immagine riflessa. Ecco.

Questa è una cosa che un po’ mi turba.

 

Vabbè… vi lascio. Al solito ho usato la lista per pensarmi addosso. Se qualcuna vuole seguire il mio esempio…. Vi assicuro che male non fa.

 

Ciao

Mary

 

Da:  "carla turolla"

Data:  Ven Ott 3, 2003  11:37 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] domandina

 

 

Non so Mary se sia una semplice questione di riduzione dello stimolo. Come i passeri e i merli in un campo di grano che dopo un po' non hanno più paura dello spavetapasseri.

Il punto è che una nascita (o una ri-nascita, come potrebbe essere il caso di molte di noi) è per definizione traumatica: fin che confondi il tuo apparire per "anticonformismo estetico" è una cosa, quando dichiari che sei un "una" diventa diverso.

Per quanto mi riguarda il problema è solo parzialmente di "estetica" (che anzi, se avessi detto: sono un travestito che ogni tanto ci piace mettersi mini e tacchi, sono convinta che avrei avuto punti o pochi problemi), è di fondo: "tu hai problemi molto seri; speravo che tu fossi gay, ma questo è peggio" (sempre testuale - le ho tutte nella memoria, like a tatoo in the brain, queste frasi. In realtà le sto elaborando con lentezza come un lutto).

E non è, purtroppo, neppure uno scivolamento progressivo di cambiamento, che questo presuppone una continuità. Mentre mi pare, almeno per quanto mi riguarda, che il problema sia la FRATTURA: lo sconvolgimento del BIOS (come dici tu), lo sconvolgimento del bianco/nero; un'eversione (personalmente assolutamente non voluta) ma eversione.

In questo mia madre ha dimostrato una capacità di intuito sorprendente: "sei sempre stato matto" mi ha detto e mi ha paragonato oggi a quando adolescente facevo cose per lei incomprensibili come tirare i sampietrini e occupare le scuole....

No, credo proprio che alla fine ci sia una frattura, purtroppo.

Carla

 

 

 

Da:  "Katia" 

Data:  Ven Ott 3, 2003  3:49 pm

Oggetto:  Ogg: domandina

 

Maryliz wrote:

>Capito questo è chiaro che la colpa può essere anche un po' nostra.

>Non possiamo raccontare ad un genitore ottantenne ( o anche

>cinquantenne, dipende.) che suo figlio vuole diventare sua figlia e

>pensare che la cosa non lo turbi affatto. Penserà : "e che diranno

>i vicini , e come farò a parlare di lui, non potrò più esserne

>fiero, ecc, ecc."

 

Io l'ho detto a mia mamma e aveva 50anni, l'ho detto dopo un'anno di cura ormonale, prima non me la sentivo, io vivevo ormai per conto mio.

 

La situazione era diventata pesante perchè mia mamma voleva auitarmi in casa, io avevo i miei vestiti etc, ad un certo punto senza dire il motivo gli ho vietato di entrare in casa mia, anche solo per lavarmi i piatti.

 

Lei chiedeva a mia sorella che invetava scuse etc, perchè non sapeva effettivamente cvhe dirgli tranne che la verità, mia sorella sapeva tutto già da molto tempo , gli e lo avevo detto dopo due settimane di inizio cura ormonale.

 

Come l'ha presa ?

 

Malissimo, tanto male che al momento mi ha detto che questo era ancora peggio del tradimento che aveva fatto mio papà iniziando una relazione con una ragazza di 2 anni meno di mia sorella, poi miei si sono separti poco dopo la mia rivelazione, coincidenza non lo so

bo'.

Eppure avevo detto a mia mamma che se non avessi fatto quello che avevo appena rivelato, lei anzichè stare li con me sarebbe venuta a portami i fiori sulla mia lapide al cimitero.

 

Mio papà lo ha saputo dopo da mia mamma che l'ha usato come arma per infliggergli della sofferenza.

Comunque è un deficente e nella mia vita conterebbe solo in caso mi darebbe i soldi di cui ho bisogno, non so' per l'intervento invece di sobbarmelo io e se ho bisogno mia mamma.

 

A chi altri l'ho detto ai miei cugini e quei due ragazzi conosciuti sul lavoro anni fà durante una mia consulenza, che mi hanno

contattato dopo 3 anni mi vedeva e sentivano, il luglio scorso.

 

Altre amicizie non ne ho mai avute.

L'ho detto al lavoro di recente, ad aprile e la cosa si sta svolgendo, martedi prossimo vedro' i capi ad una riunione a cui diro' dopo separatamente che il 13 ottobre vado a fare una mammoplastica al seno e che al mio ritorno dal cliente ci andro' come katia, e non una maschera o simulacro tra fabio e katia o altro.

 

Gli dirò anche che al cliente l'ho già detto e che mia ha risposto che va bene, poi staremo a vedere al mio ritorno come prosegue.

 

Già che ci sono consegnerò ai 3 capi, direttore e i due gestori clienti tra cui il mio, la copia del libretto di lavoro che

distribuisce crisalide, fatto in collaborazione con cgil e un'altra associazione gay che non ricordo.

 

Prima non l'ho fatto perchè il libretto non era ancora disponibile, penso ci siano delle buone indicazioni per evitare alcuni casini, se vogliono evitarli naturalmente.

 

Mia mamma non si faceva problemi sui vicini le sue amiche dove abita, no non voleva dirlo proprio a nessuno, la cosa  insieme ad altre incomprensioni da parte sua perchè la cosa non l'aveva digerita, mi ha fatto rompere i rapporti con lei per due anni, praticamente li ho riallacciati nel novembre 2002, insomma per digerire la cosa ha impiegato 1 anno con me presente che mi incazzavo e gli davo addosso, e altri due da sola senza contatti con me. Non era comunque prevedibile che io avrei riallacciato i rapporti, io mostravo sempre che non li avrei mai riallacciati lo mostravo a mia sorella che ho sempre visto e penso che questo lo facesse arrivare a mia mamma che chiedeva sempre a lei come stavo etc etc.

 

Katia

 

 

 

 

Da:  "Maryliz" 

Data:  Sab Ott 4, 2003  10:19 am

Oggetto:  [disforia di genere] Ogg: domandina

 

 

--- In disforia@yahoogroups.com, "carla turolla" carlotta_mail@y... ha scritto:

.....: se fra chi mi sembrava a me  vicino c'è stata cotanta violenza, che può succedere con chi (persone e organizzazioni) con me ha rapporti più labili o su dimensioni economiche?

>

> Vabbè, ciao a tutte,

> Carla

>

 

Ieri ho finito quasi alle dieci di sera una riunione con alcuni imprenditori per discutere di un lavoro che sto facendo. Uno fumava il sigaro ed è un mio caro amico, una persona intelligentissima, con solo la 5a elementare ma con un intuito ingegneristico naturale tanto da aver fatto sviluppare la sua azienda meccanica fino ad un fatturato di decine di miliardi di lire anno.

L'altro era un commerciante all'ingrosso (multimiliardario in lire) con panza e parlata con voce roca alla padrino. Però è una persona gentilissima e simpatica. Non ci crederete ma in un altra circostanza nella quale è sembrato che si dubitasse della sua buona fede, questo tizio quasi si è messo a piangere.

Uomini e indubitabilmente maschi.

E si fidano di me. Quasi ciecamente. Il mio amico ormai mi ha affidato una specie di direzione tecnico-commerciale della sua azienda (per me è un contratto pari all'1% del suo fatturato).

Le sue dimensioni aziendali meritavano che almeno per i più importanti contratti le trattative vengano condotte da persone che non sbagliano i congiuntivi.

L'altro personaggio è simpatico ma è anche il tipo che, se si parlasse per caso di omosessualità o di transessualità, direbbe sicuramente: " Si, u sacciu...iddi su libberi di fari zoccu volunu ma a mmia mi fanu schifu".

Traduco: "Si lo so... loro sono liberi di fare quello che vogliono. Ma a me fanno schifo."

Ieri sera avevo davanti a me, tra contratti permanenti e lavori in corso, almeno 200000 Euro di ricavi acquisiti per il prossimo anno.

Esternare la propria natura t-qualchecosa in queste circostanze non sarebbe per niente facile. A volte il dialogo, nelle pause, scade in un maschilismo che sfiora la volgarità. La mia reazione è un sorriso di circostanza, e non sto mai al gioco delle parole.

Ma mi sento in imbarazzo, solo un po' meno di come lo sarebbe una donna in quelle circostanze.

Già. Una donna. Ma loro in quel caso non si comporterebbero così. Sarebbero gentili e distaccati. Dei gentlemen sarebbero. Quindi se io diventassi o mi comportassi da donna turberei i loro modi di relazionarsi con me in modo ancora più dirompente. Non saprebbero che fare. Il non saper discriminare il proprio comportamento è la cosa più fastidiosa che esiste e produce collera e irritazione. Rende insicura la comunicazione e le persone sono costrette a frenare le loro naturali esternazioni emotive e dialogiche.

Siccome i canoni comportamentali sono praticamente codificati socialmente in modo diverso nel caso in cui l'interlocutore sia una donna od un uomo ( e questo è inversamente proprozionale alla latitudine culturale, nel senso che al sud la cosa è molto più evidente) ecco che cambiare le carte in tavola non può non produrre

fastidio. Solo fastidio o potrebbe produrmi danni ? Chiusure ? Fallimento ?

Problemi insormontabili ?

Qualcuno lo sa ?

E' meglio o peggio esser impiegate, magari in una bella megaditta con tanto di politica dichiarata e concordata con la CGIL sui diritti civili dei dipendenti?

Ahhhhhh... mi scoppia un po' la testa.....

Ciao va..

Mary

 

Da:   "Klaudia Kimera" 

Data:  Sab Ott 4, 2003  11:02 am

Oggetto:  [disforia di genere] Ogg: domandina

 

In disforia@yahoogroups.com, "Maryliz" <maryliz315@y...> ha

scritto:

> ….E' meglio o peggio esser impiegate, magari in una bella megaditta

con > tanto di politica dichiarata e concordata con la CGIL sui diritti

> civili dei dipendenti?

> Ahhhhhh... mi scoppia un po' la testa.....

> Ciao va..

> Mary

 

Direi di si Mary...non ci avevo pensato.

K. K.

 

 

Da:  "Mara Lei" 

Data:  Lun Ott 6, 2003  9:58 am

Oggetto:  [disforia di genere] Ogg: domandina

 

 

Cara Mary,

dove scrivi:

 

> E' meglio o peggio esser impiegate, magari in una bella megaditta con  tanto di politica dichiarata e concordata con la CGIL sui diritti > civili dei dipendenti?

> Ahhhhhh... mi scoppia un po' la testa.....

 

Beh, non so se sia meglio o peggio. Non credo, tutto sommato, che

certe scelte dipendano "totalmente" dalla nostra situazione economica.

 

Un esempio: Maria Luisa di Udine (Mirella probabilmente la conosce):

imprenditrice. La sua azienda conta un ingente numero di lavoratori, fornitori, clienti ecc. ecc. . Sposata, un figlio, una famiglia di origine, amici, conoscenti, parenti e una realtà, come quella friulana, non certo avezza alle "diversità". Eppure ha transizionato e, a detta sua, commesse non ne ha perse.

 

Per lei, quindi, meglio essere imprenditrice e non lasciarsi mancare tutte quelle comodità che derivano da "commesse" importanti...:-)))

 

Oltre tutto sembra quasi che i lavoratori dipendenti, di grandi aziende, non hanno mai nulla da rimetterci. Non credo di essere un'idiota patentata, nè di non essere stata dotata di adeguati strumenti. Eppure ho dovuto mettere una bella "X" sulle mie eventuali prospettive di carriera. Lì dove sono arrivata ci resterò per il resto della mia vita aziendale. Questo per le scelte che ho operato (se di "scelte" si tratta).

 

Scusa la mia crudezza, ma non sarà forse che il fattore "economico" occupa un posto di maggior rilievo sull'identità personale, o che lo si usi come semplice alibi?

 

Quando uno non ce la fa più c'è poco da fare: rischia tutto e per tutto, che sia imprenditore o meno...certo che se riesci a vivere una "vita equilibrata" inutile rischiare, in entrambi i casi.

 

Un bacio.

Mara

 

 

Da:  "Mara Lei" 

Data:  Lun Ott 6, 2003  2:13 pm

Oggetto:  Domandina...scelte difficili per chiunque...

 

 Ho riletto la mia precedente-mail e, devo ammettere, che se non l'avessi scritta io l'avrei interpretata come una provocazione. Ma tale non voleva essere.

 

Quello che volevo esprimere è che le motivazioni, a mio giudizio, attraverso le quali si innesca un processo decisionale così complesso, proprio per loro natura, sono estremamente personali.

 

Il rischi cui si va incontro non sono economicamente quantificabili, nel senso che è insostenibile la tesi secondo la quale per un lavoratore dipendente è più facile affrontare la transizione di quanto non lo sia per un lavoratore autonomo. Non esite solo la propia azienda o i propri colleghi. Esistono una serie di altri elementi ai quali, nel momento della "disperazione", si da un valore decisamente maggiore.

 

Facile per me parlare a posteriori, ma posso garantirti, cara Mary, che se fossi stata titolare di un'impresa, avrei deciso di transizionare ugualmente, ma per un semplice motivo: non potevo più vivere quella vita. Sono stata fortunatissima (mi tocco le palle!), ma nemmeno la paura di perdere i miei bambini, cosa a cui tengo di più in assoluto, mi ha dissuasa dal proseguire. Non ho potuto prendere precedenti accordi con la mia compagna. All'inizio, l'unica cosa di cui eravamo certe entrambe era che ci saremmo perse e che io non avrei più potuto rivedere i miei figli (ancora oggi il solo pensiero mi fa rabbrividire). Poi, in itinere, qualche cosa è cambiata. L'aiuto di persone competenti? Un colpo di culo? Chiamalo come ti pare, ma non avevo (e non potevo avere) la più pallida idea di quella che sarebbe stata la mia vita futura. L'uniche due "idee" fisse erano che non volevo più essere un uomo e che volevo essere una donna. Tutto il resto non aveva più importanza.

 

Quando cominciai a lavorare per l'azienda Generali, ero una persona molto ambiziosa. Avrei voluto far carriera e i numeri non mi mancavano. Poi, disgrazia vuole, che altri pensieri cominciarono ad occupare la mia mente.

 

Quindi, detta molto sinteticamente, poichè nessuno potrà mai dirti come andrà a finire, puoi solo prendere la decisione che ti procura meno "sofferenza". Fu questo ciò che io feci allora.

 

Un bacio.

 

Mara

 

Da:  "carla turolla" 

Data:  Lun Ott 6, 2003  10:03 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Ogg: domandina

 

Come il solito mi tocca darti ragione M.S., :-)

(e non mi sembra provocatorio - e detto da me che mi hanno fatto da bambina

una mega-puntura di permalosil, è tutto dire).

E' vero che se sei dipendente è facile che ti scordi qualunque prospettiva

di carriera, è vero che se sei brava come poche e con un po' di culo, se sei

imprenditrice, non perdi clienti e fatturato.

Sono due facce della stessa medaglia: nella stragrande parte dei casi non

fai carriera, se sei superbrava e ci tieni un pizzico di culo ti tieni il

fatturato....

Insomma tocca per forza essere straordinarie, non si può avere diritto a un

po' di ordinaria normalità. O sei straordinaria o nisba carriera, o sei

super o cicca clienti.... Scomodo.

... non so se me la sento di fare super-woman per tutta la vita. Mi

piacerebbe avere diritto a fare errori e sbagli come tutti, con quel minimo

di "tolleranza sull'errore" che anche il marchingegno più perfetto ogni

tanto si permette :-)

carla

 

Da:  "infringer" 

Data:  Mar Ott 7, 2003  9:49 pm

Oggetto:  R: [disforia di genere] domandina

 

E' da qualche mese che, l'avrete notato, sto un po' zittina.

E' da qualche mese che il mio coming out sta facendo passi avanti, con una tendenza all'accelerazione nelle ultime settimane. Solo l'ambito lavorativo formale rimane al di fuori di questo subbuglio. Rimango molto prudente data la mia situazione precaria (tra una settimana, finita la stagione termale, mi ritroverò disoccupata e saranno ancora cazzi amari).

Man mano che mi arrivano feedback positivi, però, metoto da parte molte paure, sento che è il momento di osare, e oso. Negli ultimi mesi mi è capitato di presentarmi come Alessia in contesti di amicizia ma anche in ambiti diciamo più formali, come le scuole che frequento e la rete dei villaggi ecologici. Il coming-out ha riguardato parecchie decine di persone, e non ho avuto ancora alcuna reazione negativa.

Così come non ho mai avuto bisogno di spiegare a chicchessia motivazioni, giustificare obiettivi, chiarire percorsi, e roba del genere. Tantomeno elemosinare accettazioni e tolleranza. La parola tolleranza nel mio vocabolario non c'è, sono Alessia, punto. Addirittura in un caso, quello della scuola di psicodramma che frequento a Bologna, il direttore Giovanni Boria, psicologo di una certa  fama e figura di primo piano nella diffusione dello psicodramma moreniano in Italia, mi ha fatto i complimenti per il mio "coraggio". Sembrava anche abbastanza a conoscenza delle nostre problematiche e questo mi ha dato una spinta ulteriore a "fare" bene il mio mestiere, a essere una allieva modello. Perché tutto questo è amore che circola, che bussa alla porta del mio cuore. E' amore in azione, quell'amore che arriva dagli altri a bordo di un sorriso e che chiede coraggio e di uscire dall'apatia.

La tattica che uso è quella del "fatto compiuto" e un tono di assoluta normalità e routine. Spesso non uso neanche una parola, solo il fatto di presentarmi con nome e/o look adeguati. Faccio "come se..." Come se non ci sia bisogno di alcuna spiegazione. Con la più assoluta semplicità. Senza imbarazzo, come se stessi dicendo "mi metto un maglione perché sento freddo" o "sedete qui che vi preparo un caffè" e invece sto dicendo, con parole e/o linguaggio corporeo, "da oggi sono Alessia". Cerco di mettere l'interlocutore nella posizione di sentirsi lui "in fallo" perchè impreparato a cogliere questa realtà. Che evidentemente, (deve arrivare a pensare) se quest* qua me la esprime con questa naturalezza, deve essere proprio normale e invece sono io ignorante e impreparato. E allora fioccano le domande, per niente imbarazzanti e finalizzate solo ad avvicinarci, a riempire le lacune (loro). E allora mi siedo tranquilla, accavallo le gambe, metto una mano sul ginocchio, poi l'altra mano sopra la prima, e racconto. Con calma.

 

Un abbraccio a tutt* e un incoraggiamento a Carla. Forse il peggio è passato.

 

Alessia

 

Da:  "astrid976" 

Data:  Mer Ott 8, 2003  1:09 pm

Oggetto:  Ogg: R: [disforia di genere] domandina

 

Ciao Alessia,

Che dire... complimenti, complimenti complimenti mille volte per il tuo cammino e per il coraggio che hai dimostrato.

Io sono distante anni luce da te spero di trovare una qualche illuminazione che mi aiuti.

Se ricordi abbiamo scambiato a suo tempo quattro chiacchiere in Travestiamoci, forse la mia paura ha generato in te la convinzione che io sia un po' fredda e poco disponibile mi spiace se questo è successo non era mia intenzione....

Ti auguro che il tuo cammino continui come l'hai impostato tu e ti abbraccio con affetto

Astrid

 

 

 

 

Da:  "Maryliz" 

Data:  Mer Ott 8, 2003  4:19 pm

Oggetto:  Racconti di viaggio: rispostina alla domandina

 

 

Premetto che considero le punzecchiature che mi date stimolanti e arricchenti. Quindi thanks Mia, thanks Mara.. vvb :-)

Vediamo se  riesco a spiegarmi.

Io considero la transizione un processo. Cioè una sequenza continua di eventi che usualmente ha un ordine piuttosto preciso : Rivelazione, Psicoterapia, Endocrinologia, Tribunali, Chirurgia. E' così che si fa, no ?

Ora c'è il fatto che per varie ragioni personali, familiari, economiche, affettive io non ho considerato l'evento "rivelazione" il primo, fondamentale, evento della mia transizione.

Ovviamente l'evento "rivelazione" dovrà, prima o poi, avvenire.

Ma, secondo me, il momento preciso in cui questo evento accadrà va scelto in modo da  produrre il minor trauma possibile, a me ed a chi mi sta attorno.

Io credo che l'energia accumulata in anni di disforia invece di liberarsi in uno scoppio terribile, con una rivelazione distruttiva e traumatica per se e per gli altri possa liberarsi con gradualità, in vari stadi o situazioni, alternando aspetti ludici e serietà, mandando segnali e interpretando risposte.

 

Perché non posso fare così ?

 

Io non mi sono mica fermata. Il mio equilibrio non è quindi statico ma dinamico.

Faccio il laser, continuo a prender ormoni, ho un bel seno, mi crescono e ricrescono i capelli ( lentamente anche davanti), ho le unghie  lunghe lucide di smalto indurente, continuo a modificare gradualmente aspetti  del mio abbigliamento. Ed evito con tutte le mie forze di invertire il verso della mia transizione. Mai e poi mai tornerei indietro. Se fossi costretta a a farlo soffrirei come una bestia. Ecco perché prefersico piccoli, omeopatici, passi. 

Non riesco più a comprare abbigliamento maschile. Al massimo unisex, proprio quando non ne posso fare a meno. E' il verso della freccia MtF quello che conta per me, non la sua intensità/velocità. E quindi non sono alla soglia della disperazione. Solo se mi fermassi, se non facessi più niente, mi sentirei disperata.

Per quanto riguarda  il mio lavoro di manager e consulente non so quanto un annuncio deciso, un palesare sfacciatamente una transizione, possa danneggiarmi. E' sempre tutto molto incerto.

A volte mi sembrerebbe facilissimo dirlo quasi ridendo, p.e.: " Ehi.. ma non ve ne siete ancora accorti   ? Sto cambiando sesso... Non mi dite che vi scandalizza. Non è da voi. Siete persone intelligenti. Non vi preoccupate che alla fine sarò una strafiga e non avrete che da guadagnarci...."

A volte, invece,  mi pare praticamente impossibile perché il clima dialettico è talmente intriso di maschilismo che mi viene voglia di vomitare.

Comunque è certo che fare una transizione a 45 anni con una posizione avviata e quasi tutti i frutti migliori da raccogliere, non è lo stessa cosa di un transizione a vent'anni .... Diciamo che, come minimo, il rischio di perderci è maggiore, ahimè...

 

Poi c'è la questione di coppia.

 

Io ritengo di dover aspettare nel dare una qualche gravità alla mia transizione fino a quando mia moglie non  sentirà di poter affermare con serenità d'animo nei confronti dei suoi conoscenti e parenti la mia particolarità.

 

E' anche  la  sua immagine che muta, non solo la mia. Quindi  lei deve accettare la SUA transizione, metabolizzarla, trovare forza aggiuntiva nell'amore che la lega a me per poter restare al mio fianco consapevolmente con coraggio ed a testa alta.

Non avendo noi figli non avrebbe neanche la scusante classica "Resto per  i figli....".

Dovrebbe dire : "Resto con LEI per amore...e il mio amore è tale da superare il sesso ed il genere. Quindi anch'io sono trans-qualchecosa, anch'io sono speciale, diversa".

E, in effetti, e per mia fortuna, lo è.

Infatti molte cose sono cambiate e molti passi sono stati fatti. E cose che prima sembravano impossibili diventano ogni giorno praticamente normali.....Altre cose, invece, hanno bisogno di altro tempo.

Per darvi un'idea vi racconto un episodio di Casa Mary accaduto domenica scorsa.

 

Scena

 Un grande ipermercato in provincia. Io e lei abbiamo deciso di spendere 100 Euro in abbigliamento.  II reparto è "rigorosamente" quello femminile.

 

Io, nel guardare una camicetta a righe grigie, in cotone, con bottoni in madreperla, abbastanza maschile se non fosse per il taglio sagomato sul seno, dico : "Guarda questa camicetta "

 

" Carina, che taglia c'è ? " dice lei cominciando a guardare le etichette.

 

" C'è anche XL ma io ho un giroseno 103. Forse L  andrebbe bene " dico, sbilanciandomi sulla taglia.

 

Lei la guarda più attentamente, la allarga e dice : " Si. Secondo me L va bene. Ti piace ? " 

 

Inciso -

 

"Ti piace ?" è la forma dialettica con la quale mia moglie applica la sua infallibile visuale “macchina della verità” su di me. Lei mi guarda  e legge la mia espressione. Qualunque cosa io dica non ha importanza. Lei legge la risposta esatta sul mio viso. Praticamente ci indovina sempre.

 

fine dell'inciso

 

"Si , mi piace. E sopra ?"  dico io spostandomi verso il reparto maglieria lì vicino.

"Ci vorrebbe un golfino a V" pensa a voce alta la mia compagna di shopping

" Oppure un cardigan. Tipo questo. Che ci fa ? "dico, sfacciata, indicando un cardigan di un completo di maglia,  stavolta senza molti connotati neppur lontanamente maschili.

“ Come che ci fa ? Ma dici sul serio ?” mi rimprovera lei, sorridendo, ma evidentemente immaginando chissà quale mio pazzesco exploit en-femme in ufficio.

“ Lo so. Lo so. “ replico io commutando rapidamente alla versione “gioco” la mia forma di comunicazione con lei, per evitare discussioni.

 

Dopo un qualche girovagare senza trovare gran che ci spostiamo nel reparto pantaloni/jeanseria. Tra i capi unisex riusciamo a trovare, in mezzo ad un mare di roba,  due paia di pantaloni . Nel frattempo una ragazza comincia a fissarmi con una intensità inusitata. Non riesce a staccarmi gli occhi da addosso. Anche sua madre si volta. Devono aver notato che i miei jeans in cotone neri cut-for-girls sono con lo zip di verso femminile, da destra verso sinistra.

Io sono un po’ insofferente : acquistare quella roba unisex è per me una condizione di “avanzamento zero” e, anche se cerco di non darlo a vedere, lei se ne accorge.

“ La prendiamo quella camicetta ? “ dice lei preoccupandosi di dare un colpo alla botte per compensare quei due colpi al cerchio che mi avevano reso insofferente.

“ Ma no…” dico io, mentendo malissimo. Ci spostiamo al reparto e la prendiamo.

Al reparto pelletteria accade qualcosa di più stridente. Una borsa che definirei “non maschile” , grande abbastanza e carina in forma e modello, mi piaceva. Ho voglia di cominciare ad usare questo accessorio, ormai neanche tanto più obbligatoriamente femminile. Zainetti e roba simile ormai sono portati in giro da molti ragazzi.  Si era quasi convinta. Poi, improvvisamente, si allontana dal reparto dicendo

 

“ Vabbè, poi vediamo…”.

So che deve aver pensato : “ Se comincia chi la potrà fermare ?” . E non avrebbe tutti i torti.

Però subito dopo, più in la, dice, pentita “ La volevi ? Ti piaceva ?”

 

Io, mento di nuovo, probabilmente altrettanto male come sempre. “ No, ma dai, poi vediamo, un’altra volta…”

 

Stavolta lei sta al mio “gioco” nonostante debba aver capito quali erano i miei veri pensieri. Non è ancora pronta, evidentemente, a vedermi con qualcos’altro di femminile, ad adattare se stessa a questa realtà in divenire.

 

In auto, tornando a casa.

 

“Come ti senti, amareggiata ? “mi dice, preoccupata.

“ Boh, no, non so … “ dico io, e poi continuo “ Mi sento un po’ come qualcuno che ha fame però è costretto a mangiare pane duro. Mi sazio si, ma di pane duro “

“ E sono io  a darti il pane duro…” replica lei, prendendosi l’onere di dispensatrice di tutto il mio nutrimento sia fisico che psicologico.

“ E.. si.. un po’ è così” dico io, sorridendo e cercando di non farle pesare questa cosa, ma ormai il danno è fatto.

 

Infatti si chiude in un mutismo quasi assoluto, spiccicando solo qualche parola di circostanza connessa al traffico o ad altre stupidaggini.

Io non replico, non rincaro nessuna dose. Cerco di stare in silenzio. Mi sento in dovere  di gestire i miei sentimenti  e i suoi. Sbaglio in questo ? Non so, sinceramente non so… So che ogni cosa ha un suo momento di maturazione e se riesco a sincronizzare tra me e lei il superamento delle nostre paure posso massimizzare la felicità del nostro rapporto.

 

A casa, il chiarimento

 

 

Erano mesi che non avevamo crisi comunicative. Sono stati mesi tranquilli, felici, intensi e di naturale reciproca crescita e maturazione. E invece, questa domenica, siamo qua, bloccate.

Sono io che comincio, cercando di riannodare i fili del nostro discorso.

“ Ti sei offesa ? Perché t’ho detto che mi dai il “pane duro” ? comincio io.

“ Io non so quello che devo fare, mi sembra sempre di sbagliare, non so… non ti voglio ferire, ma ….” replica finalmente lei dopo mille tentativi e qualche lacrimetta mia e sua.

“ Tu devi imparare a fregartene… sai come sono io. Io assorbo. Resisto. Posso aspettare.” le dico, sinceramente, pensando che questo mio sacrificio, questo mio rallentare, è poca cosa rispetto a quello che le devo. E che il mio equilibrio affettivo e l’amore che ho per lei  è molto  più importante di qualsiasi istintivo impulso di manifestazione esteriore di femminilità. “

“ Ti capisco. So quanto sia difficile per te.Non ti preoccupare, andiamo avanti. “ le dico abbracciandola e continuo “ Ti va di uscire.... una pizza ?”

“No, magari la compriamo e torniamo a casa a mangiare” risponde lei , stasera in vena  molto più casalinga di me.

Ero senza maglietta, in reggiseno. Prendo la camicetta nuova e dico : “Mi metto questa ?”

“Senza niente ? “ fa lei, con una faccetta che significa “ Cavolo si vede che è una camicetta da donna e si vedrà quindi che hai le tette….”

La tranquillizzo sorridendo e rispondendo. “ Nooo, metto sopra il giubbino …”

“Ah, si, quasi quasi lo metto anch’io” replica lei tranquillizzata.

 

 Fine dell’episodio.

 

Capito come mi va la vita ?. Ora una cosa e poi un’altra . Oggi no, domani si.

E vado avanti. Senza disperare. Perché dovrei ?

Scusatemi per la lunghezza. Spero comunque di non avervi annoiato.

 

Mary

 

Da:  "astrid976" 

Data:  Gio Ott 9, 2003  4:54 pm

Oggetto:  Ogg: Fw: Racconti di viaggio: rispostina alla domandina

 

 

Ciao Mary,

che dire?.... la tua mail mi colpisce non solo per la tua

determinazione ma anche per la chiarezza con cui descrivi ogni attimo, tanto da lasciare trasparire le emozioni che almeno per me sono contagiose.

Posso dire la mia, così d'acchito senza essere per niente certa di colpire nel segno...

Per me tua moglie è un tesoro , che è difficile da trovare, secondo me soffre per se e per te.

Come dici la tua transizione è anche una sua transizione e si trova di fronte a problemi grandi come i tuoi.

Se in certi momenti ti sembra che la sua volontà possa andare contro la tua voglia di andare avanti seppure a piccoli ma costanti passi, ecco, cerca di capire che forse il suo orologio mentale ha bisogno di qualche tempo per adattarsi anche ad una piccola nuova situazione.

Certo come dici tu per te è fondamentale continuare ad andare avanti... però qualche volta fermarsi un attimo non significa tornare indietro, e questo può forse permettere a lei di metabolizzare questo cambiamento ed a te di non rinunciare al tuo proposito.

IO penso che avere a fianco una persona che ti ama è la cosa che anche in un momento come il tuo possa considerarsi come fondamentale, oltre tua moglie mi sembra tu possa considerarla anche la tua migliore amica e sicuramente anche migliore consigliera.

 

IO non sono a questo livello ma nel mio inizio di rapporto conflittuale con mia moglie cerco anche io di gettare lì qualsiasi piccola cosa che ci possa fare parlare della mia necessità di femminilità e di tutto...per esempio ieri sera, accanto a lei sul divano io leggevo un libro, lei "Anna" (che io avevo già letto ed aspettavo che arrivasse ad una certa pagina) io (ormai diventata strabica per seguire entrambe le cose) quando lei è arrivata a quella pagina mi sono "per caso" rivolta verso lei e le ho detto "bella quella foto, ti piace?" (era la pubblicità della Clark dove si vedeva una ragazza in maglia gonna al ginocchio cappotto e stivali che tiene a guinzaglio un setter irlandese (che guarda caso vorremmo comprare) lei risponde "Si bella ti riferisci al cane?" io: "anche ma a tutto l'insieme, per esempio il completo che porta quella ragazza mi sembra molto bello mi piacerebbe averlo per me" e lei... "ma cosa dici, e poi cosa ne faresti?"

ancora io" beh, potrei metterlo qualche volta se ci troviamo ad andare assieme in qualche città lontano da qui"

A quel punto ho visto nei suoi occhi che ero andata troppo oltre ed ho deciso, di frenare.... " beh non è detto adesso" magari più avanti se ce la sentiremo, eppoi per il momento sono contenta di come le cose vanno, per esempio avere avuto il coraggio di parlare con te a cuore aperto dei miei problemi"

Il seguito è stato un silenzio po' pesante,anche dopo quando siamo andati a letto e siamo rimasti abbracciati per la notte.

TI faccio presente che questa mia "uscita" era la prima dopo un periodo di silenzio assoluto da parte sua dopo che le avevo espresso la mia voglia di femminilità. E che comunque come te mi sono indirizzata a comprare capi sempre meno maschili ed preferibilmente unisex se cosi si possono chiamare , dato che sono capi femminili di stampo maschile, tipo camicette di tessuti leggeri, e colorate, pantaloni tipo "cut for girl" oppure femminili senza troppa enfasi, stivali con poco tacco e punta non troppo stretta. ma questo spesso a lei non va giu e qualche volta mi chiede insistentemente di cambiarmi ed inoltre si rifiuta di rivolgersi a me al femminile come fa la tua (questa mi sembra una grande cosa) .

Mmmm mi sto dilungando troppo, spero di averti solo fatto capire che se qualche volta ti fermi, per questo non hai perso la partita e anzi puoi prendere lo slancio per una nuova conquista.

 

Astrid

 

Da:  "Maryliz" 

Data:  Gio Ott 9, 2003  7:45 pm

Oggetto:  Re: [disforia di genere] Ogg: Fw: Racconti di viaggio: rispostina alla domandina

 

 

----- Original Message -----

From: "astrid976" <astrid976@hotmail.com>

To: <disforia@yahoogroups.com>

Sent: Thursday, October 09, 2003 4:54 PM

Subject: [disforia di genere] Ogg: Fw: Racconti di viaggio: rispostina alla domandina

 

Ciao Mary,

che dire?.... la tua mail mi colpisce non solo per la tua  determinazione ma anche per la chiarezza con cui descrivi ogni attimo, tanto da lasciare trasparire le emozioni che almeno per me  sono contagiose.

 

Già. Ma chi me lo ha fatto fare ad aver trasformato questa lista in un specie di Grande Fratello dei miei accadimenti e dei miei sentimenti ? :-)))

 

.... secondo me soffre per se e per te.

 

Lo so. Ma io  cerco di non farglielo pesare.

Oggi mentre scherzavamo sull'argomento  lei mi dice

"Si. Lo so che è bello giocare. Però tu a volte un po' soffri..."

"Ma no... dai.. Non la fare drammatica..." smorzo io e così torniamo a ridere e scherzare.

 

... però qualche volta fermarsi un attimo non significa tornare

indietro, e questo può forse permettere a lei di metabolizzare questo cambiamento ed a te di non rinunciare al tuo proposito.

 

Sono completamnte d'accordo.

Mi piace usare la metafora del viaggio per la transizione. Tempo fa scrissi  così:

Ma se la mia compagna di viaggio mi dicesse... per favore rallenta, non ce la faccio, ho bisogno di riposarmi, sennò vomito "

Che dovrei fare ? Fermarmi alla prima piazzola, lasciarla li, come un cane abbandonato e ripartire sgommando magari con la promessa di ripassare a riprenderla a viaggio/transizione completato?

No. E' una cosa che ho escluso fin dal primo momento. Forse per questo mi si classifica "insufficiente" nel mio fervore transessuale. Non so, forse è così, ma non credo che questo sia un parametro di misura adeguato.

 

IO penso che avere a fianco una persona che ti ama è la cosa che  anche in un momento come il tuo possa considerarsi come fondamentale, oltre tua moglie mi sembra tu possa considerarla anche la tua  migliore amica e sicuramente anche migliore consigliera.

 

E, in effetti lo è. Anzi per lei, un po' per scherzo e po' seriamente ( come in tutte le nostre cose...), sono una specie di figlia adolescente.

E, per molti aspetti sia fisici che psichici,  ha proprio ragione.

 

........ "ma cosa dici, e poi cosa ne faresti?"

ancora io" beh, potrei metterlo qualche volta se ci troviamo ad andare assieme in qualche città lontano da qui"

 

Hai sputato fuori  i tuoi bisogni prima  dei tuoi sentimenti.

Il fatto è che le nostre donne per un periodo iniziale ( ma che non si sa quanto dura) dopo la rivelazione sono lì a cercare di ricreare un modello della nostra mente che possa  loro consentire di interagire e comunicare con noi come prima.

Insomma, improvvisamente, sembriamo persone un po' estranee che avendo nascosto una parte fondamentale del nostro essere diventano imperscrutabili.

Tu devi cominciare a rivelare i tuoi  sentimenti non i tuoi bisogni. Quando lei avrà compreso come funziona la tua mente sarà in grado di soddisfare i tuoi bisogni anche meglio di te stessa....  Almeno te lo auguro.

 

   ......ed inoltre si rifiuta di rivolgersi a me al femminile come fa la tua

(questa mi sembra una grande cosa)

 

Oh.. si. In effetti quando siamo sole mi si rivolge sempre al femminile. In questo periodo al telefono mi saluta con un  "Ciao piccola !". Bello no?

 

Mmmm mi sto dilungando troppo, spero di averti solo fatto capire che

se qualche volta ti fermi, per questo non hai perso la partita e anzi

puoi prendere lo slancio per una nuova conquista.

 

Beh, si lo so, e un po' l'ho spiegato anche nel messaggio. Per me conta il vettore, cioè la freccia MtF ed il suo orientamento. Che, ovviamente può anche avere modulo zero.... purchè i suoi coseni direttori siano sempre lì, fissi e immutabili ( che schifo di ingegnere sono vero ?:-)))

 Ah.. dimenticavo. E' necessario che le nostre donne comincino a liberarsi delle loro paure. Tutte le paure, non solo quelle relative ad una pur lenta transizione annunciata.

Per esempio, dopo che le ho dato da leggere "Vivere senza paura" /ED. Tea,  libro scritto da una donna che vive un trauma giovanile pazzesco ,  molte cose sono cambiate nel suo atteggiamento generale nei miei e nei suoi stessi confronti.

Non commettere però l'errore di comprarlo e regalarglielo. Assumerebbe un atteggiamento di riserva. Compralo per te e leggilo prima tu. Poi le dici che è carino  e vale la pena.  Del resto lette le prime pagine si ha una specie di un pugno nello stomaco e non puoi fare a meno di continuare...

 

La mia donna, lo ammetto, è speciale.

Però potrebbe esserlo anche la tua.

Continua a provare e falle notare i vantaggi del tuo essere così e gli svantaggi dei mariti "normali" delle sue amiche...

Per come vanno le cose nelle famiglie che si vedono in giro non mancano proprio gli esempi negativi.

 

Ciao, e teniamoci forte....

che il mare è mosso...

:-))

 

Mary

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