Raccontini tratti dal thread 48

 I raccontini estratti dal Thread n.48 ( qui potete leggerlo tutto) 


Da:  "Maryliz" 

Data:  Sab Ott 4, 2003  10:19 am

Oggetto:  [disforia di genere] Ogg: domandina

 

 

--- In disforia@yahoogroups.com, "carla turolla" carlotta_mail@y... ha scritto:

.....: se fra chi mi sembrava a me  vicino c'è stata cotanta violenza, che può succedere con chi (persone e organizzazioni) con me ha rapporti più labili o su dimensioni economiche?

>

> Vabbè, ciao a tutte,

> Carla

>

 

Ieri ho finito quasi alle dieci di sera una riunione con alcuni imprenditori per discutere di un lavoro che sto facendo. Uno fumava il sigaro ed è un mio caro amico, una persona intelligentissima, con solo la 5a elementare ma con un intuito ingegneristico naturale tanto da aver fatto sviluppare la sua azienda meccanica fino ad un fatturato di decine di miliardi di lire anno.

L'altro era un commerciante all'ingrosso (multimiliardario in lire) con panza e parlata con voce roca alla padrino. Però è una persona gentilissima e simpatica. Non ci crederete ma in un altra circostanza nella quale è sembrato che si dubitasse della sua buona fede, questo tizio quasi si è messo a piangere.

Uomini e indubitabilmente maschi.

E si fidano di me. Quasi ciecamente. Il mio amico ormai mi ha affidato una specie di direzione tecnico-commerciale della sua azienda (per me è un contratto pari all'1% del suo fatturato).

Le sue dimensioni aziendali meritavano che almeno per i più importanti contratti le trattative vengano condotte da persone che non sbagliano i congiuntivi.

L'altro personaggio è simpatico ma è anche il tipo che, se si parlasse per caso di omosessualità o di transessualità, direbbe sicuramente: " Si, u sacciu...iddi su libberi di fari zoccu volunu ma a mmia mi fanu schifu".

Traduco: "Si lo so... loro sono liberi di fare quello che vogliono. Ma a me fanno schifo."

Ieri sera avevo davanti a me, tra contratti permanenti e lavori in corso, almeno 200000 Euro di ricavi acquisiti per il prossimo anno.

Esternare la propria natura t-qualchecosa in queste circostanze non sarebbe per niente facile. A volte il dialogo, nelle pause, scade in un maschilismo che sfiora la volgarità. La mia reazione è un sorriso di circostanza, e non sto mai al gioco delle parole.

Ma mi sento in imbarazzo, solo un pò meno di come lo sarebbe una donna in quelle circostanze.

Già. Una donna. Ma loro in quel caso non si comporterebbero così. Sarebbero gentili e distaccati. Dei gentlemen sarebbero. Quindi se io diventassi o mi comportassi da donna turberei i loro modi di relazionarsi con me in modo ancora più dirompente. Non saprebbero che fare. Il non saper discriminare il proprio comportamento è la cosa più fastidiosa che esiste e produce collera e irritazione. Rende insicura la comunicazione e le persone sono costrette a frenare le loro naturali esternazioni emotive e dialogiche.

Siccome i canoni comportamentali sono praticamente codificati socialmente in modo diverso nel caso in cui l'interlocutore sia una donna od un uomo ( e questo è inversamente proprozionale alla latitudine culturale, nel senso che al sud la cosa è molto più evidente) ecco che cambiare le carte in tavola non può non produrre

fastidio. Solo fastidio o potrebbe produrmi danni ? Chiusure ? Fallimento ?

Problemi insormontabili ?

Qualcuno lo sa ?

E' meglio o peggio esser impiegate, magari in una bella megaditta con tanto di politica dichiarata e concordata con la CGIL sui diritti civili dei dipendenti?

Ahhhhhh... mi scoppia un po' la testa.....

Ciao va..

Mary



Da:  "Maryliz" 

Data:  Mer Ott 8, 2003  4:19 pm

Oggetto:  Racconti di viaggio: rispostina alla domandina

 

 

Premetto che considero le punzecchiature che mi date stimolanti e arricchenti. Quindi thanks Mia, thanks Mara.. vvb :-)

Vediamo se  riesco a spiegarmi.

Io considero la transizione un processo. Cioè una sequenza continua di eventi che usualmente ha un ordine piuttosto preciso : Rivelazione, Psicoterapia, Endocrinologia, Tribunali, Chirurgia. E' così che si fa, no ?

Ora c'è il fatto che per varie ragioni personali, familiari, economiche, affettive io non ho considerato l'evento "rivelazione" il primo, fondamentale, evento della mia transizione.

Ovviamente l'evento "rivelazione" dovrà, prima o poi, avvenire.

Ma, secondo me, il momento preciso in cui questo evento accadrà va scelto in modo da  produrre il minor trauma possibile, a me ed a chi mi sta attorno.

Io credo che l'energia accumulata in anni di disforia invece di liberarsi in uno scoppio terribile, con una rivelazione distruttiva e traumatica per se e per gli altri possa liberarsi con gradualità, in vari stadi o situazioni, alternando aspetti ludici e serietà, mandando segnali e interpretando risposte.

 

Perché non posso fare così ?

 

Io non mi sono mica fermata. Il mio equilibrio non è quindi statico ma dinamico.

Faccio il laser, continuo a prender ormoni, ho un bel seno, mi crescono e ricrescono i capelli ( lentamente anche davanti), ho le unghie  lunghe lucide di smalto indurente, continuo a modificare gradualmente aspetti  del mio abbigliamento. Ed evito con tutte le mie forze di invertire il verso della mia transizione. Mai e poi mai tornerei indietro. Se fossi costretta a a farlo soffrirei come una bestia. Ecco perché preferisco piccoli, omeopatici, passi. 

Non riesco più a comprare abbigliamento maschile. Al massimo unisex, proprio quando non ne posso fare a meno. E' il verso della freccia MtF quello che conta per me, non la sua intensità/velocità. E quindi non sono alla soglia della disperazione. Solo se mi fermassi, se non facessi più niente, mi sentirei disperata.

Per quanto riguarda  il mio lavoro di manager e consulente non so quanto un annuncio deciso, un palesare sfacciatamente una transizione, possa danneggiarmi. E' sempre tutto molto incerto.

A volte mi sembrerebbe facilissimo dirlo quasi ridendo, p.e.: " Ehi.. ma non ve ne siete ancora accorti   ? Sto cambiando sesso... Non mi dite che vi scandalizza. Non è da voi. Siete persone intelligenti. Non vi preoccupate che alla fine sarò una strafiga e non avrete che da guadagnarci...."

A volte, invece,  mi pare praticamente impossibile perché il clima dialettico è talmente intriso di maschilismo che mi viene voglia di vomitare.

Comunque è certo che fare una transizione a 45 anni con una posizione avviata e quasi tutti i frutti migliori da raccogliere, non è lo stessa cosa di un transizione a vent'anni .... Diciamo che, come minimo, il rischio di perderci è maggiore, ahimè...

 

Poi c'è la questione di coppia.

 

Io ritengo di dover aspettare nel dare una qualche gravità alla mia transizione fino a quando mia moglie non  sentirà di poter affermare con serenità d'animo nei confronti dei suoi conoscenti e parenti la mia particolarità.

 

E' anche  la  sua immagine che muta, non solo la mia. Quindi  lei deve accettare la SUA transizione, metabolizzarla, trovare forza aggiuntiva nell'amore che la lega a me per poter restare al mio fianco consapevolmente con coraggio ed a testa alta.

Non avendo noi figli non avrebbe neanche la scusante classica "Resto per  i figli....".

Dovrebbe dire : "Resto con LEI per amore...e il mio amore è tale da superare il sesso ed il genere. Quindi anch'io sono trans-qualchecosa, anch'io sono speciale, diversa".

E, in effetti, e per mia fortuna, lo è.

Infatti molte cose sono cambiate e molti passi sono stati fatti. E cose che prima sembravano impossibili diventano ogni giorno praticamente normali.....Altre cose, invece, hanno bisogno di altro tempo.

Per darvi un'idea vi racconto un episodio di Casa Mary accaduto domenica scorsa.

 

Scena

 Un grande ipermercato in provincia. Io e lei abbiamo deciso di spendere 100 Euro in abbigliamento.  II reparto è "rigorosamente" quello femminile.

 

Io, nel guardare una camicetta a righe grigie, in cotone, con bottoni in madreperla, abbastanza maschile se non fosse per il taglio sagomato sul seno, dico : "Guarda questa camicetta "

 

" Carina, che taglia c'è ? " dice lei cominciando a guardare le etichette.

 

" C'è anche XL ma io ho un giroseno 103. Forse L  andrebbe bene " dico, sbilanciandomi sulla taglia.

 

Lei la guarda più attentamente, la allarga e dice : " Si. Secondo me L va bene. Ti piace ? " 

 

Inciso -

 

"Ti piace ?" è la forma dialettica con la quale mia moglie applica la sua infallibile visuale “macchina della verità” su di me. Lei mi guarda  e legge la mia espressione. Qualunque cosa io dica non ha importanza. Lei legge la risposta esatta sul mio viso. Praticamente ci indovina sempre.

 

fine dell'inciso

 

"Si , mi piace. E sopra ?"  dico io spostandomi verso il reparto maglieria lì vicino.

"Ci vorrebbe un golfino a V" pensa a voce alta la mia compagna di shopping

" Oppure un cardigan. Tipo questo. Che ci fa ? "dico, sfacciata, indicando un cardigan di un completo di maglia,  stavolta senza molti connotati neppur lontanamente maschili.

“ Come che ci fa ? Ma dici sul serio ?” mi rimprovera lei, sorridendo, ma evidentemente immaginando chissà quale mio pazzesco exploit en-femme in ufficio.

“ Lo so. Lo so. “ replico io commutando rapidamente alla versione “gioco” la mia forma di comunicazione con lei, per evitare discussioni.

 

Dopo un qualche girovagare senza trovare gran che ci spostiamo nel reparto pantaloni/jeanseria. Tra i capi unisex riusciamo a trovare, in mezzo ad un mare di roba,  due paia di pantaloni . Nel frattempo una ragazza comincia a fissarmi con una intensità inusitata. Non riesce a staccarmi gli occhi da addosso. Anche sua madre si volta. Devono aver notato che i miei jeans in cotone neri cut-for-girls sono con lo zip di verso femminile, da destra verso sinistra.

Io sono un po’ insofferente : acquistare quella roba unisex è per me una condizione di “avanzamento zero” e, anche se cerco di non darlo a vedere, lei se ne accorge.

“ La prendiamo quella camicetta ? “ dice lei preoccupandosi di dare un colpo alla botte per compensare quei due colpi al cerchio che mi avevano reso insofferente.

“ Ma no…” dico io, mentendo malissimo. Ci spostiamo al reparto e la prendiamo.

Al reparto pelletteria accade qualcosa di più stridente. Una borsa che definirei “non maschile” , grande abbastanza e carina in forma e modello, mi piaceva. Ho voglia di cominciare ad usare questo accessorio, ormai neanche tanto più obbligatoriamente femminile. Zainetti e roba simile ormai sono portati in giro da molti ragazzi.  Si era quasi convinta. Poi, improvvisamente, si allontana dal reparto dicendo

 

“ Vabbè, poi vediamo…”.

So che deve aver pensato : “ Se comincia chi la potrà fermare ?” . E non avrebbe tutti i torti.

Però subito dopo, più in la, dice, pentita “ La volevi ? Ti piaceva ?”

 

Io, mento di nuovo, probabilmente altrettanto male come sempre. “ No, ma dai, poi vediamo, un’altra volta…”

 

Stavolta lei sta al mio “gioco” nonostante debba aver capito quali erano i miei veri pensieri. Non è ancora pronta, evidentemente, a vedermi con qualcos’altro di femminile, ad adattare se stessa a questa realtà in divenire.

 

In auto, tornando a casa.

 

“Come ti senti, amareggiata ? “mi dice, preoccupata.

“ Boh, no, non so … “ dico io, e poi continuo “ Mi sento un po’ come qualcuno che ha fame però è costretto a mangiare pane duro. Mi sazio si, ma di pane duro “

“ E sono io  a darti il pane duro…” replica lei, prendendosi l’onere di dispensatrice di tutto il mio nutrimento sia fisico che psicologico.

“ E.. si.. un po’ è così” dico io, sorridendo e cercando di non farle pesare questa cosa, ma ormai il danno è fatto.

 

Infatti si chiude in un mutismo quasi assoluto, spiccicando solo qualche parola di circostanza connessa al traffico o ad altre stupidaggini.

Io non replico, non rincaro nessuna dose. Cerco di stare in silenzio. Mi sento in dovere  di gestire i miei sentimenti  e i suoi. Sbaglio in questo ? Non so, sinceramente non so… So che ogni cosa ha un suo momento di maturazione e se riesco a sincronizzare tra me e lei il superamento delle nostre paure posso massimizzare la felicità del nostro rapporto.

 

A casa, il chiarimento

 

 

Erano mesi che non avevamo crisi comunicative. Sono stati mesi tranquilli, felici, intensi e di naturale reciproca crescita e maturazione. E invece, questa domenica, siamo qua, bloccate.

Sono io che comincio, cercando di riannodare i fili del nostro discorso.

“ Ti sei offesa ? Perché t’ho detto che mi dai il “pane duro” ? comincio io.

“ Io non so quello che devo fare, mi sembra sempre di sbagliare, non so… non ti voglio ferire, ma ….” replica finalmente lei dopo mille tentativi e qualche lacrimetta mia e sua.

“ Tu devi imparare a fregartene… sai come sono io. Io assorbo. Resisto. Posso aspettare.” le dico, sinceramente, pensando che questo mio sacrificio, questo mio rallentare, è poca cosa rispetto a quello che le devo. E che il mio equilibrio affettivo e l’amore che ho per lei  è molto  più importante di qualsiasi istintivo impulso di manifestazione esteriore di femminilità. “

“ Ti capisco. So quanto sia difficile per te.Non ti preoccupare, andiamo avanti. “ le dico abbracciandola e continuo “ Ti va di uscire.... una pizza ?”

“No, magari la compriamo e torniamo a casa a mangiare” risponde lei , stasera in vena  molto più casalinga di me.

Ero senza maglietta, in reggiseno. Prendo la camicetta nuova e dico : “Mi metto questa ?”

“Senza niente ? “ fa lei, con una faccetta che significa “ Cavolo si vede che è una camicetta da donna e si vedrà quindi che hai le tette….”

La tranquillizzo sorridendo e rispondendo. “ Nooo, metto sopra il giubbino …”

“Ah, si, quasi quasi lo metto anch’io” replica lei tranquillizzata.

 

 Fine dell’episodio.

 

Capito come mi va la vita ?. Ora una cosa e poi un’altra . Oggi no, domani si.

E vado avanti. Senza disperare. Perché dovrei ?

Scusatemi per la lunghezza. Spero comunque di non avervi annoiato.

 

Mary



Nessun commento:

Posta un commento