THREAD N.RO 65
Da: "Maryliz"
Data: Ven Ago 20, 2004 5:18 pm
Oggetto: Le ultime avventure di Mary
E allora, come promesso, vi racconto le mie ultime avventure.
La storia è lunga (e non si è ancora conclusa) e l’ho divisa in vari capitoli. Eccoli :
· Il pacchetto bloccato
· La visita endocrinologica
· Gli esami e la dogana
· La prescrizione mancata
· Dallo psichiatra
· La relazione
· L’ultima visita
Tutto comincia con un pacchetto di "girl juice" (leggasi ormoni) che arrivando da Vanuatu ( isoletta portofranco dell' Oceania), per un eccesso di scrupolo di qualche zelante impiegato postale, viene bloccato alla dogana.
Il foglietto che trovo nella buca delle lettere ha in calce, aggiunte a penna, le seguenti parole : "Per il ritiro presentare certificato medico e fattura" . Mi danno 15 giorni di tempo, altrimenti il pacchetto sarebbe stato confinato o rispedito al mittente.
"E ora ? " penso.
Ormai ho imparato a non farmi troppo condizionare dagli eventi qualunque cosa mi accada e perciò, in pochi secondi, acquisto freddezza e determinazione. Nonostante io non creda al destino a volte mi pare che certe cose accadano perché DEVONO accadere. E' come se fosse venuto il loro momento.
"Ok" , mi dico. Vuol dire che avranno questo certificato medico.
Il problema è che io, da oltre vent'anni, non ho neanche il cosiddetto medico di famiglia. Praticamente non ho quasi mai avuto bisogno di cure e di medicinali. Di fatto il SSN con me ci ha guadagnato e ci continua a guadagnare.
Ma gli ormoni, gli esami, direte voi ? Come hai fatto ?
Tutto da sola e, ovviamente, pagando tutto. E siccome tutto è stato sempre a posto, almeno un bel po’ di tempo ( ed a conti fatti, quindi, anche di denaro) l’ho risparmiato.
Il problema ora è : come scegliere l’endocrinologo ? Volevo trovarne uno non troppo vecchio, al massimo della mia età, magari un po’ rampante (non dico senza scrupoli, ma almeno pratico... :-): io non avevo bisogno di un luminare dell’endocrinologia, avevo bisogno di un certificato !
Insomma, dopo qualche ricerca sulle pagine gialle, sul sito web dell'ordine dei medici e qualche telefonata andata a vuoto, prenoto la visita per un giorno della settimana successiva. Avrei preferito prima perché quel giorno mancheranno 5 giorni dalla scadenza e potrei anche non arrivare in tempo per ritirare il pacchetto. Comunque non dispero. Chi vivrà vedrà.
Nei giorni che mi separano dalla visita sono letteralmente travolta dai miei impegni di lavoro.
Nonostante ciò, mi capita spesso di pensare all’incontro con il medico.
Per me pensare ad un evento futuro significa prefiguramelo. Simulo mentalmente le mie parole, le risposte possibili, e quasi tutte le opzioni dialettiche che si possono presentare. A volte lo faccio confabulando, mentre cammino per strada e me ne accorgo solo perché qualcuno, incrociandomi, mi fissa stupito.
Ma, nel frattempo, una cosa strana accade.
Cristina, che ovviamente sapeva tutto del pacchetto bloccato, mi confessa della sua intenzione di accompagnarmi alla visita.
Dopo un primo momento di smarrimento, io le dico " E perché no? Sarebbe un fatto memorabile. Non credo che sia mai accaduto ! Ma te la senti ? Per te significa tante cose questo accompagnarmi."
"Si. Me la sento." dice lei, non so quanto convinta.
"Ok. Divertentissimo..." le rispondo con entusiasmo.
“Però quando gli racconterò le mie cose, non devi fare la faccina di sufficienza, come se tu fossi la mammina pronta a dire “ E che ci vuole fare, dottore, il bambino qui è un sconsiderato, ha fatto indigestione di cioccolatini agli estrogeni e gli sono cresciute le tette…”
“Sarò impassibile. Una statua di ghiaccio “ dice lei ridendo.
Inciso -
Quali possono essere le ragioni del suo volermi accompagnare ?Me ne vengono in mente tre.
1 - Il semplice desiderio di farmi compagnia.
2 - Vedere il tipo che mi mette le mani addosso per vivisezionarlo empaticamente come solo lei sa fare.
3 - Ascoltare quelle recondite intenzioni che invece a lei io potrei non aver mai rivelato.
fine dell'inciso
Il giorno della visita che era fissata alle 16 del pomeriggio, dopo pranzo, io e Cri ci rotoliamo come sempre sul nostro lettone.
“ E allora,” le dico, “ci vieni ?” aspettandomi già un qualche ripensamento, anche perché non stava benissimo.
“ Mah.. non so. Magari lo metterei in imbarazzo. Potrebbe credere che siamo venuti in coppia per chissà quale motivo . Insomma è strano…. non credi? “ mi risponde.
“ Si. In effetti è un po’ strano. Però sarebbe stato troppo divertente” , confermo io, con un sentimento a metà strada tra la delusione e il sentimento “in fondo è meglio così” .
“ Ok. Vado da sola. Non ti preoccupare. Poi ti racconto tutto.” taglio corto io e, alzandomi, le dico “ Vado a prepararmi“
Inciso
Dopo questa sua marcia indietro ho avuto l’impressione che la ragione prevalente del suo volermi accompagnare possa esser stata la n. 3 . Il veder che io ero tranquilla, addirittura contenta, deve averla tranquillizzata completamente. Quindi la sua naturale riservatezza deve avere preso il sopravvento su questa e sulle altre eventuali motivazioni.
Fine dell’inciso
Come alcune di voi sanno, io ho l'abitudine (anzi, la necessità) di far sparire giornalmente le mie pubiche propaggini anteriori mediante un sapiente "collage" di cerotto.
Però, per una visita medica che avrebbe potuto interessare anche quelle parti lì, non mi sembrava il caso di perseverare nella pratica dissimulatrice. Perciò spiccico tutto e, dopo essermi fatta una doccia, cambio la mia biancheria intima. Ma, badate bene, non metto mica roba da uomo.
Indosso invece quella di tutti i giorni, cioè un reggiseno in microfibra a brassiere, che mi contiene il seno senza conformarlo troppo, e mutandine semplici da donna, tipo sloggi, senza merlettini o fronzoli vari. Per il resto sono con il mio usuale abbigliamento : camicia, maglietta, jeans , mocassini da donna, capelli tirati con il codino. Da non molto ho aggiunto lo zainetto femminile con il quale porto con me l’enorme quantità di roba utile alla mia sopravvivenza da T-ingegnere (borsellino, telefonino, calcolatrice, fotocamera digitale, palmare, vari cavetti USB, Labello Rosè, mollettone x capelli, fazzolettini di carta, salvaslip di ricambio, pettine, penna, limetta per le unghie, aaaaaaargh…Ma come facevo prima ? …..J)
Lo studio del medico è in vecchio stabile molto vicino a casa ed al mio ufficio (l’ho scelto anche per questo) . Mi accoglie una ragazza/segretaria piuttosto annoiata. Dopo pochi minuti di attesa, entro.
La scrivania è piccola, posta al centro della stanza, proprio di fronte alla porta d’ingresso. Il medico è seduto in modo impettito con un atteggiamento rigido. Troppo rigido. In genere le persone troppo rigide mi danno fastidio. La rigidità fisica denota quasi sempre una certa rigidità mentale.
La luce viene dalle sue spalle, schermata da una tenda in stile ottocentesco. E’ un uomo giovanile, non grasso, con una ampia alopecia. Gli stringo la mano e mi siedo.
Lui si limita ad un sorrisetto di circostanza e grugnisce qualche convenevole.
Io, senza tanti giri di parole, mi siedo e comincio.
“ Dottore, io sono qui perché da più di tre anni ho iniziato un percorso di transizione sessuale assumendo estrogeni, estroprogestinici e anche, ma a fasi alterne, antiandrogeni.
Ho avuto ovviamente delle trasformazioni fisiche, ma praticamente nessun disturbo di salute.
Io sto e mi sento benissimo. Credo comunque che sia opportuno che io prosegua sotto controllo medico specialistico. Non ho il problema stringente della prescrizione medica perché i farmaci me li posso procurare su Internet senza tante complicazioni. Tra l’altro non avrei neanche il medico di famiglia e quindi effettivamente non godo di nessuna assistenza sanitaria“
“Ma è operat* ?” dice. ( Metto l’asterisco perché sinceramente non ho sentito come ha declinato il genere )
Devo aver fatta una faccia stupitissima mentre gli dicevo “Nooo….”.
Lui è impassibile. Né incuriosito, né sconvolto. Proprio impassibile. Direi forzatamente impassibile.
Io continuo : “Sono un ingegnere, dirigo una piccola società d’ingegneria, sono un manager, ho dipendenti. La mia transizione avviene “in parallelo” e non “ in serie” alla mia vita. Non sono una persona che si è fatta completamente travolgere da questi bisogni. Diciamo che li gestisco. Tra l’altro mia moglie sa tutto . Si figuri che voleva venire anche lei , ora. Ma sta un po’ male e ….”
“ Ma avete figli ? chiede.
“ No.” laconicamente rispondo io.
“ Ma allora non è da molto che lei ha “scoperto” questo suo bisogno “ chiede lui, investigativo, rompendo il mio quasi monologo.
“No. Non è così. C’è sempre stato. Sempre. Fin dall’infanzia. Ma io sono una persona NON semplice, e tutto per anni, decenni è stato come un fiume carsico, che continuava a scorrere nel sottosuolo della mia vita, sommerso dalla carriera, dal lavoro, da tutto. Poi, tre anni e mezzo fa, ho iniziato questo mio viaggio..
“ Ma perché lo fa ?” chiede, forse aspettandosi qualche risposta canonica del tipo “ Perché mi sento donna dentro , ecc. ecc.….bla bla bla”
Io, invece, coerentemente con la mia filosofia, rispondo con una mia verità molto più pratica e meno teorica.
“ Perché così sto meglio. Perché questi cambiamenti mi rendono migliore, mi fanno stare bene. Ero una larva, mi sentivo uno schifo - o almeno mi percepivo così – prima di iniziare.
Comincia a farmi domande per compilare una cartella clinica, chiedendomi varie informazioni anagrafiche, sulle malattie che ho avuto, e sulla terapia che finora ho seguito. Quando finisce di scrivere mi dice di spogliarmi.
Io ero ovviamente preparata. Mi levo la camicia e la maglietta. Mi stendo sul lettino. Tiro su, senza levarlo, il reggiseno. Le tette vengono fuori. Non so che faccia fa. Mi sarebbe piaciuto avere Cristina al mio fianco per poter usare il suo eccezionale emotion-detector per registrare tutto.
“ Queste le sono venute con le terapie ?” mi chiede, indicando e toccando il mio seno come si fa quando si cercano noduli tumorali. Penso che la domanda sia abbastanza cretina, forse denotante un certo imbarazzo.
Rispondo : “ Certo. E non solo. Mi sono ricresciuti un bel po’ i capelli ad esempio. A proposito, ho dimenticato di dirle che prendo anche finasteride., “e, senza tanta delicatezza anche per punirlo della domanda cretina, continuo indicandogli il capo “Più o meno, prima della cura, ero come lei…”
Mentre mi preme il ventre in corrispondenza del fegato e di altri posti per lui visceralmente significativi l’indiscreto dottore mi chiede : “E i testicoli ? Si sono atrofizzati ? “
“ Insomma… forse un po’. Comunque ho ancora una buona capacità erettiva” , rispondo io, senza esagerare in vanterie come farebbe un maschiaccio qualsiasi. Lui, evidentemente non fidandosi, mette i guanti, mi fa slacciare i pantaloni, e mi palpeggia i testicoli per qualche secondo.
“Si può rivestire” mi dice, sfilandosi i guanti di lattice.
“ Lei sembra che stia bene. Il fegato non è ingrossato e tutto sembra a posto” dice il dottore sedendosi e trascrivendo l’esito della visita nella cartella clinica.
“ Si. Anche perché faccio una vita abbastanza salutare : non fumo, la mia dieta è leggera con pochi grassi e molti vegetali, faccio moto ogni mattina… ” gli spiego.
“ Ma prima di farle delle prescrizioni è opportuno che facciamo degli esami . Capisce bene…” continua lui, usando un tono quasi giustificativo, visto che io comunque stavo bene e che comunque gli ormoni già li prendevo.
“ Capisco benissimo, dottore. Del resto è da un pezzo che non faccio controlli” dico io con tono accondiscendente visto che me lo aspettavo ."
Mi prescrive gli esami del sangue e i dosaggi ormonali. Qualche altra battuta, poi prendo la ricetta e lo saluto.
All’uscita la segretaria mi chiede, dopo essersi consultata con lui attraverso un telefono cordless, la cifra di 80 Euro. Non è poco ma sgancio senza batter ciglio. Chiedo però in cambio quella ricevuta che la signorina sarebbe stata prontissima a NON farmi.
Per fare gli esami passano altri sette giorni e, dopo il ritiro prenoto di nuovo l'altra visita con l’endo. Ancora altri cinque giorni. Sarei stata fregata se nel frattempo, senza che me l’aspettassi, non mi fosse arrivata una nuova richiesta di ritiro del pacchetto postale. Mi avevano dato altri quindici giorni di tempo. “Che strano “ mi chiedo, “devo andare a vedere”
E così faccio. Senza certificato medico ma con una lista dei farmaci con i prezzi d’acquisto ( a dire il vero ero pronta a tutto e ne avevo due : una con i prezzi giusti e una con i prezzi dimezzati, perché immaginavo che la tariffa doganale fosse proporzionale al valore) vado all’ufficio postale doganale che detiene il mio pacchetto. Avevo tentato di telefonare prima di recarmici ma un centralinista rincoglionito mi aveva spiegato che non poteva passarmi nessuno: quell’ufficio non aveva telefono !!!
Quando arriva sembrava che mi stessero aspettando.
“Ah… è lei. Si. Il pacchetto di medicinali. Se lui vuole darglielo… “ dice un impiegato rivolgendosi al suo collega che sostituisce il capoufficio in ferie. “ Si tratta di quel pacchetto che xx ( e dice il nome del capoufficio che non ricordo) ha bloccato “ .
I due in verità desideravano fortissimamente darmelo. Qualunque cosa diversa dal darmelo avrebbe comportato per loro più lavoro e complicazioni : moduli da compilare, verbali di mancato ritiro, confinamento, rispedizione, e chissà quali altre terribili e faticosissime attività.
Notavo divertita quanto il primo impiegato ce l’avesse con il suo capoufficio in ferie che, troppo zelante, aveva complicato una cosa semplicissima : prendere un pacchetto e consegnarlo al destinatario.
Il sostituto capoufficio mi fa domande sulla natura dei farmaci (e io, tranquilla, “ormoni, estrogeni” rispondo) e arriva a dirmi : “ Ma ha una tessera sanitaria, qualcos’altro ?”
-Inciso
Chissà se la tessera di Crisalide avrebbe funzionato ?
In fondo, vista la Presidenza, è quasi come se fosse emessa dalle Poste J
fine dell’inciso-
Io che non sono stupida, e ho capito i miei polli, ne approfitto per tirar fuori dalla borsa la distinta dei farmaci (quella scontata). Lui è contento nel poter far riscontro con il contenuto del pacchetto e non si pone domande sulla veridicità della stampa di una e-mail. Ha riconosciuto in essa una delle sue ragioni d’esistere: farmi pagare.
Capisco comunque che ne se la sente di contraddire l’impiegato che lui sostituisce e non insisto.
Dico che nel giro di qualche giorno porterò un certificato e che quindi non volevo costringerli a forzature. L’importante era per me che non rispedissero indietro il pacchetto.
L’impiegato quasi si scusa, si sente in colpa. Mi chiede, mentre lo saluto : “ Mi dispiace. Spero che non le abbiamo creato dei problemi. “
“Non si preoccupi. Ho delle scorte. La ringrazio comunque tantissimo” dico, facendo la gentilissima.
Tornando dall’endocrinologo sono contenta. Ho già controllato gli esami e so già che tutto è a posto.
Anche il testosterone rientra nel range femminile. Quando gli porgo le buste degli esami, le apre, legge alcuni dati, li scrive sulla cartella clinica e poi dice:
“ Gli esami vanno bene. I valori ormonali sono coerenti con i farmaci che assume” e poi continua
“Per quanto riguarda la prescrizione, deve capirmi , io devo tutelarmi. Perciò per procedere avrei bisogno di una visita psichiatrica che attesti che le medicine che lei assume contribuiscono al suo benessere psichico come, del resto, ho potuto constatare”.
E continua : “ Se ha bisogno urgente dei farmaci potrei prescriverli a sua moglie, se vuole. “
Ammetto che non me l’aspettavo.
Ma siccome sono una grande incassatrice rispondo :
“ Ma vede io non ho bisogno di una prescrizione ma di un semplice certificato che attesti che io assumo i seguenti farmaci….” e, nel dire questo, esco fuori la lettera delle poste e l’e-mail con l’elenco dei farmaci.
“ E si, ho capito” fa lui. “ Ma lei con questo certificato potrebbe andare in farmacia e farsi dare i medicinali. Al massimo le posso scrivere che lei fa uso di Spironolattone che non è un preparato ormonale con prescrizione obbligatoria. “ afferma abbastanza categorico.
Capisco l’antifona.
“ Ok. Dottore. Capisco che io debba dimostrare di non essere fuori di testa….” Dico io, senza tono polemico, ma dicendolo lo stesso.
Lui accusa il colpo.
“Non è questo. E’ solo che ognuno deve avere le sue carte a posto. A me di quello che prende lei non me ne frega niente… “ si lascia scappare e poi, rendendosi conto di aver messo a nudo il suo opportunistico criterio guida, aggiusta il tiro “ …nel senso che ognuno può fare quel che vuole e che io posso continuare a seguirla per controlli periodici. Ma se io devo scrivere … e il suo non è mica il primo caso. Ho già parlato di lei ad un collega psichiatra che, in questi casi, mi supporta fornendomi queste certificazioni”
“Va bene. In fondo la cosa mi intriga parecchio. Lo farò proprio volentieri. Per il certificato veda lei cosa può scrivere” rispondo accondiscendente e speranzosa mentre trascrivo il numero di cellulare di questo psichiatra che - questo ho capito - dovrà certificare la mia attuale felicità.
Lui si mette a scrivere sulla sua carta intestata.
“ Ho scritto che lei assume farmaci contenenti estrogeni, senza specificare quali, e Spironolattone compresse 100 mg.”, mi dice porgendomi il certificato.
“Speriamo che sia sufficiente” rispondo perplessa, comunque ringraziandolo.
Uscendo nell’atrio mi rivolgo alla signorina “sonosemprestancaeannoiata" dicendo “ Devo qualcosa ? “
Lei prende il cordless e parla con lui.
“ 60 Euro per il certificato”, mi dice con voce spenta.
La strangolerei volentieri. Anzi no, lei non c’entra.
Strangolerei lui.
Mi dico :" Io dallo psichiatra andrò ma il problema del pacchetto deve esser risolto prima" . La conoscenza propedeutica degli impiegati è stata importante e, quando mi reco all’ufficio postale doganale, ne raccolgo i frutti. Ai due tipi accaldati e scocciati sarebbe bastato un pezzo di carta qualunque per darmi il pacchetto (e farmi pagare).
Insomma senza praticamente intoppi ho ottenuto la mia scorta di “girl juice” per almeno altri quattro mesi.
Contattare lo psichiatra ad agosto è stato complicato.Dopo continui messaggi d'inrintracciabilità e cellulare che suonava a vuoto per giorni, riesco a fissare un appuntamento.
Lo studio di questo psichiatra è nello stesso isolato del mio ufficio, a un minuto di marciapiede. Ci passo davanti ogni giorno venendo a piedi da casa.
In realtà non è il suo studio ma è quello di altri medici con altre specializzazioni. Probabilmente lui lavora in ospedale o in clinica e poi arrotonda con queste perizie.
Sono puntualissima e normalissima come sempre : jeans, camicia azzurra semiaperta da cui si intravede il mio reggiseno senza fronzoli, infradito in pelle non inconfondibilmente femminili. Non sono per niente nervosa.
Come immaginavo mi apre lui ( anche se l’ho capito dopo). Quando mi vede è molto, molto, stupito. Non so chi e cosa s’aspettasse o non s'aspettasse. Poi capisce o finge di capire o ricordarsi dell’appuntamento e mi fa accomodare in sala d’aspetto.
Dopo qualche minuto sento che accompagna una donna alla porta e mi chiama per accomodarmi.
Capisco quindi che era lui il dottore, appena mi segue nella stanza che mi indica. E’ un tipo sulla quarantina, mio coetaneo grosso modo, non alto, non basso, con barba e baffi, vestito sportivamente.
Sedendosi mi dice, in modo colloquiale, forse per mettermi a mio agio, e con un ampio sorriso:
“ E allora…. che abbiamo ?”
Io non ho quasi mai bisogno di farmi metter a mio agio. A volte mi stupisco anche di me stessa e del mio controllo emotivo.
Con una calma serafica e una capacità dialettica fluida e convincente gli riverso in poche frasi la mia filosofia di transizione di genere : gradualità, controllo delle mie percezioni, importanza del viaggio piuttosto che della meta.
Ero convinta che qualunque sua domanda sarebbe stata per me una banalità. Mi ero già data mille volte quelle risposte. Le avevo elaborate e SCRITTE ed erano ormai incise a fuoco nella mia mente. Mi bastava solo fargliele apparire chiare, lampanti.
Mi chiede, ritualmente “ Qual è la ragione di questa sua scelta ?”
Rispondo :
“ Non posso trovare una ragione. Io parlerei più di istinto, di bisogno, di natura. Se cerco la ragione non la trovo. Io ho cominciato il mio percorso d’istinto quando evidentemente certi equilibri della mia vita si erano consolidati. Era il momento. A ciò ha contribuito anche internet, la visione estesa del fenomeno, l’allargamento d’orizzonte. Guardando il mondo da un buco della serratura non si va lontano.
Più che di una ragione per farlo, ho raggiunto la consapevolezza che NON C’È RAGIONE PER NON FARLO. L’uso che faccio della ragione riguarda invece il mio procedere graduale. L’evitare che tutto venga travolto. Io cambio e tutto cambia nel frattempo. Ho imparato anche a “percepire le mie stesse percezioni” e quando capisco che ho qualche sentimento esagerato, fuori misura, riesco ad estraniarmi e, guardandolo, “lo prendo e lo poso” – (dico proprio così) -”
E continuo:
“ Credo di avere la fortuna di trovarmi in una condizione di solidità economica - con una attività in crescita e un certo successo - e soprattutto godo di una eccezionale solidità affettiva. Io sono eterosessuale (come lei sa l’identità di genere non c’entra niente con l’orientamento sessuale: maschi virilissimi possono essere omosessuali dichiarati) e mia moglie sa tutto della mia condizione e, sebbene anche lei abbia i suoi percorsi d’accettazione , siamo in sintonia assoluta. Stiamo insieme da oltre vent’anni.........siamo una cosa sola.“ concludo dopo qualche istante di silenzio, e la voce mi trema un pochino per l’emozione.
“Avete figli ?” chiede d’obbligo. lui.
“No. Non ne abbiamo. Non ne abbiamo voluti…..più lei che io, a dire il vero “gli rispondo.
E lui, interrompendomi, cercando di anticiparmi e, perciò, sbagliando “ Certo, capisco, in previsione….”
“No. Non c’entra niente. Non ne ha voluti perché non si è mai sentita adatta, ne psichicamente ne fisicamente, al ruolo di madre. Forse sarei stata più madre io di lei…” concludo.
Mi chiede : “ Ma non ha mai dei momenti down?”
Gli rispondo in un modo che deve averlo stupito o impressionato non poco.
“ Non tanti, direi di no. Ho solo una amplificata capacità di piangere. Una specie di carica emotiva aggiunta che considero una ricchezza. Ed in genere è collegata al richiamo di ricordi più che a stati di generica tristezza” gli dico, mentre sento che gli occhi si cominciano ad inumidire.
“ Ma non c’è niente di male nel piangere…” dice lo psichiatra, forse come avrebbe detto a un uomo che si sarebbe vergognato di questa debolezza.
Io, quasi ignorando le sue parole, continuo raccontando.
“ Ieri , ad esempio, al cinema all’aperto, ho alzato gli occhi e, guardando il cielo stellato, ho provato una emozione fortissima. E’ stato come un salto nel passato quando bambino mi stendevo sul prato in campagna e cercavo di perdere ogni prospettiva terrena, immergendomi nell’universo, con le stelle. Ed ho pianto, ho pianto un bel po’” gli racconto senza vergogna, mentre le lacrime inopportunamente vengono giù di nuovo.
La chiacchierata continua sulle prospettive. “ Ma come vede il suo futuro ? Ha una immagine di se in proiezione ? “ mi chiede, con un sorrisetto ( mi è sembrato che volesse gli confessassi pruriginose fantasie, ma forse mi sbaglio….)
E io rispondo così.
“ No, dottore. Non c’è nessun ideale tipo Valeria Marini o simile nella visione futura di me. Vede, io amo le filosofie orientali e sono convinta che non è programmando con una meta prestabilita il mio futuro potrei ottenere più facilmente la felicità. Io imparato a vivere il mio presente ed un futuro molto prossimo. Quello che c’è oltre l’orizzonte io non lo so. Io sto viaggiando: mutano i paesaggi, cambiano le condizioni al contorno e, più avanti, ci sarà un nuovo orizzonte. Chissà…. forse anche la chirurgia… chi può dirlo....". E poi proseguo:
“Io ho messo questo aspetto cruciale della mia vita “in parallelo” e non “in serie”. Alcune persone, probabilmente più deboli di me o semplicemente diverse da me , DEVONO anteporre questo percorso di trasformazione credendo che esso possa essere risolutivo per il resto dei loro problemi vitali. Spesso tutto ciò costituisce un errore fatale. Alcune finiscono anche per strada “
Conferma con il capo, in silenzio, mi pare sia stupito da questa saggezza. E io l’incalzo:
“Io, se e quando lo dirò, lo farò da una posizione di forza”
E lui togliendomi le parole di bocca “ Ho deciso di fare questa cosa. Che ti cambia a te ? - queste grosso modo saranno le sue parole, vero ?”
“Esatto. Me lo potrò permettere. Io sono una persona che è apprezzata e conosciuta per quello che fa e conosce, e i miei cambiamenti omeopatici, graduali, non dirompenti istruiscono, fanno intuire, preparano. Dicono senza dire. Nonostante questo molta gente continua ad appoggiarsi a me e si nutre dei miei consigli, non solo per problemi tecnici o relativi alla mia professione. Chi lavora con me mi stima e segue con rispetto quello che dico.”
“ Ma allora lei ha carisma “ mi chiede, credo ormai convinto di una qualche mia particolarità.
“ Si, se vuole, possiamo dire che ho un certo carisma” ammetto io senza falsa modestia.
Sono trascorsi neanche 40 minuti e la visita-chiacchierata è praticamente finita : forse ho battuto qualche record.
Mi dice che avrebbe scritto entro qualche giorno una relazione per l’endocrinologo . Prende qualche appunto, mi chiede i miei dati anagrafici e, nello scrivere il mio nome allunga la O di Mario un po’ troppo. Mi dice sorridendo, forse per farmi contenta, mentre corregge l’errore, : “ Eh, senza volerlo ho scritto Maria !“
Sorrido. “ Non si preoccupi. Non è importante. Si figuri che anche mia moglie mi chiama al femminile…”
Mi congedo da lui, affabilmente, non prima di avergli dato 100 Euro (!)
Esco fuori dal palazzo. Non c’è il solito caldo asfissiante, questo 13 agosto 2004, venerdì.
Sono contenta.
Sono trascorsi oltre 15 giorni dalla mia visita con lo psichiatra. Gli telefono per sapere se per caso non avesse perso il mio numero di telefono. No. Non l'aveva perso. Ma era stato impegnato , bla, bla, bla...
Mi fissa un appuntamento. Mi da un indirizzo che è diverso dal primo. Ma non mi dice che posto è : Corso Italia, 234 primo piano a destra. Una rapida ricerca su internet e scopro che il posto è l'ASL - "Servizi di salute mentale". Come avevo immaginato il caro psichiatra è un impiegato pubblico che.... arrotonda. E vabbè...
Aspetto pochi minuti. Arriva e mi fa entrare nel suo ufficio, mentre un nugolo ( vabbè.. nugolo...esagero saranno state 2 o 3 ) di segretarie, assistenti, cercano di fargli firmare roba che lui si rifiuta di firmare.
Dopo qualche convenevole prende un foglio di carta pergamena ( manco fosse da incorniciare come una laurea !!! ) e me lo porge. Io non lo leggo, lo piego, e mi alzo. Lui mi fa gli auguri. Io lo ringrazio e lo saluto.
Tornata in macchina leggo la breve relazione che, levando nome cognome ed indirizzo, riporto qui.
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..... già dall'età scolare aveva evidenziato, seppur non dichiarandolo a nessuno, il bisogno di "sentirsi" più vicino al sesso femminile, allo spirito ed ai modi che caratterizza tutta la sfera della femminilità, rispetto al sesso maschile. Aspetto psichico questo coniugato anche ad una forma immaginaria, con fantasie astrattive, legata a modus specifici di genere. Tale anelito è maturato in lunghi anni di riflessione e di consapevolezza ben strutturata, senza tuttavia compromettere sia il funzionamento sociale, sia le relazioni lavorative tra l'altro portate avanti con successo.
Questa tendenza psichica non è stata comunque accompagnata da alterazioni del comportamento ( travestitismo, voyeurismo, feticismo o altro). La consapevolezza del proprio stato emotivo è stata sempre vissuta nell'intimità e con una dignità rispettabile.
In atto egli è in procinto di realizzare, dando seguito alle proprie aspettative, una lenta e progressiva metamorfosi corporea per il raggiungimento del personale ed intimo equilibrio psicologico. In questo senso, proprio per l'ottenimento di tale obiettivo, lecito dal punto di vista personale, potrebbe beneficiare di cure ormonali ed estetiche adeguate e finalizzate al raggiungimento del suo obiettivo. Le cure ormonali tuttavia dovrebbe esser compatibili con i parametri di non nocumento del normale pattern fisiologico corrente.
DIAGNOSI
Disturbo dell'Identità di genere (DSM IV F 64.0)
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Ecco fatto.
Adesso sono anch'io UFFICIALMENTE transessuale.
Dopo aver ottenuto la mia diagnosi di "disforica" dovevo tornare dall'endo per avere un certificato, una prescrizione, insomma la definitiva possibilità di ottenere i farmaci senza sotterfugi e acquisti oltreoceano.
Mi accoglie con un " Buona sera ingegnere" che è infinitamente peggio del " Sa che lei è una bella signora " dell'endo di Carla. Ma non posso certo dargli torto :-(
Io gli dico che ho già la perizia che lui riteneva necessaria e lui mi conferma di saperlo perché aveva già parlato con lo psichiatra. Senonché, dopo essersi letta la mezza paginetta che descriveva la mia condizione "psicologica " più che "patologica" mi dice:
" Allora, Ingegnere , io mi sono informato preso l'Ordine dei medici e mi hanno confermato che la prescrizione dei farmaci non è possibile proprio per "farmacopea". Cioè mi hanno detto che nonostante la perizia psichiatrica, nonostante io stesso riconosca che a lei questi farmaci le danno giovamento, non posso prescriverglieli per legge. "
Io lo guardo, non credo alle mie orecchie e ribatto:
" Scusi la questione è, casomai, se i farmaci possano o non possano esser forniti gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale"
" No. Questo è ininfluente. Guardi mi sono informato con l'Ordine dei Medici, con la facoltà di Endocrinologia, con lo stesso psichiatra che l'ha consultata e tutti m'hanno confermato che non fanno prescrizioni." continua imperterrito.
A me viene quasi da ridere, anzi rido proprio, e gli dico:
"Ma scusi, ma se fosse così , tutte le persone transessuali d'Italia vivrebbero e si curerebbero nella clandestinità, e tutti comprerebbero farmaci di scapocchio, per non dire delle operazioni chirurgiche di riassegnazione del sesso. Come potrebbero ottenerle mai ?"
E sentite che mi risponde ( dimostrando una ignoranza del fenomeno ASSOLUTA) :
" Ma no ! Quelle sono operazioni di correzione dell'ermafroditismo, di gente nata con i genitali incerti."
Io dimostro di essere una persona gentile. Credo un'altra l'avrebbe picchiato e mandato a quel paese.
Come si può dire una frase del genere ? Vuol dire che non conosce in nulla il fenomeno transessuale, non sa niente e non capisce niente !
" Dottore, le posso dire che esistono protocolli e procedure e procedure ben precise. Che vengono adottati da anni in vari centri del Nord, a Roma, a Bologna, a Milano, a Genova, Che in vari ospedali , a Napoli, a Trieste, a Roma, a Bologna, a Genova, vengono eseguiti regolarmente e con lista d'attesa anche lunghissime, regolari interventi di riattribuzione chirurgica del sesso, a carico del SSN. Insomma una realtà assolutamente opposta a quella che le mi racconta"
" Ma guardi, io non lo so, sinceramente o qui siamo in una situazione di assoluta arretratezza, o non so che dirle. A me risulta quello che le ho detto: Cioè io a prescrivere questi farmaci avrei rischi "legali". Se le vien un tumore alla mammella la colpa potrebbe esser mia, insomma."
Non gli dimostro quanto mi sembri idiota, ma gli dico:
"Dottore, guardi, io capisco che qui al sud vari retaggi culturali rendono praticamente sconosciuto il fenomeno, ma la cosa per me è troppo difficile da accettare. Tra l'altro io conduco uno dei gruppi di discussione più noti nella rete in Italia ( e mi sono allargata.. e vabbè..) e quindi conosco personalmente numerose persone che si occupano di questi problemi all'interno di specifiche organizzazioni e conosco persone, ragazzi, giovani, meno giovani che hanno felicemente transizionato e non sono per niente nati ermafroditi.... erano ragazzi che sono diventate ragazze e ragazze che sono diventati ragazzi."
E continuo, vedendo che ha un PC sul tavolo :
"Se ha una connessione internet le faccio vedere...."
Lui glissa, io capisco che non vuole approfondire, ma non demordo.
" Allora Dottore, io ho due alternative : la prima è cambiare endocrinologo finché ne trovo uno meno "scrupoloso", la seconda è continuare a procurarmi gli ormoni come ho sempre fatto e ogni tanto fare una visita di controllo, anche con lei."
" Oppure scusi lei potrebbe fare prescrivere i farmaci a sua moglie, visto che è d'accordo" dice lui, forse dubitando della cosa.
" Guardi io potrei, ma la cosa per me ( che sono una persona radicale e libertaria, gli dico) sarebbe come avallare con un'altra illegalità una forma di proibizionismo che, se fosse vera come lei dipinge, mi spingerebbe a bruciare il certificato di cittadinanza e all'espatrio immediato. Comunque se vuole la prossima volta gliela porto, mia moglie...."
E continuo e concludo, per non perdere altro tempo.
"Allora.... A prescindere da come io mi procurerò i farmaci nel seguito, qualunque decisione lei vorrà prendere o rivedere, a questo punto sento la necessità di informarla di più, in modo che lei possa riportare, se lo vorrà, a chi lo ha informato che esiste una realtà scientifica e medica assolutamente diversa, almeno al nord, rispetto a quella che lei mi ha descritto. Perciò tra qualche giorno le farò avere una documentazione con la qual lei potrà quantomeno rendersi conto di tutto ciò."
Lui ringrazia, dice che gli interessa, e ci salutiamo.
Uscendo ,con la signorina- stavolta meno assonnata del solito - fisso un nuovo appuntamento per la settimana dopo.
Cose da pazzi.
Maryliz
Da: "presidenza" <presidenza@crisalide-azionetrans.it>
Data: Lun Set 13, 2004 11:59 pm
Oggetto: Re: [disforia di genere] Le ultime avventure di Mary : 6a parte
La sai una cosa Mary... ? Da un punto di vista strettamente legale lui avrebbe anche ragione.
Uso il condizionale perché per fortuna esiste una sentenza della Cassazione (ma non dirmi quale è perché non ricordo) che interpreta le "cure medico-chirurgiche" della 164 come chirurgiche e basta.. liberando quindi la possibilità di prescrive ormoni prima della sentenza del tribunale.
C'è anche da dire che se è vero che i dottori possono non prescrivere farmaci NON previsti per le patologie non approvate dal prontuario farmaceutico (e noi non ci siamo proprio), è altrettanto vero che possono invece farlo (ma non a carico del SSN) qualora tali cure siano descritte in studi scientifici e presenti in protocolli di cura.
Per cui se teoricamente il tuo endo poteva avere ragione... in realtà ha torto!!!
A tua disposizione per l'intervento di Crisalide presso endocrinologo e ordine degli endo siciliani e rincoglioniti (non perché siciliani ovviamente)
Mirella
Da: "Maryliz"
Data: Mar Set 14, 2004 10:15 am
Oggetto: Re: [disforia di genere] Le ultime avventure di Mary : 6a parte
----- Original Message -----
From: presidenza
La sai una cosa Mary... ? Da un punto di vista strettamente legale lui avrebbe anche ragione.
Il tipo ha due specializzazioni. Oltre che in endocrinologia è specializzato in Medicina legale e delle assicurazioni. Di questa cosa si è fatto schermo. E' arrivato a dirmi : " Può darsi che io sia un po' inquadrato dalla mia specializzazione legale , ma..."
Uso il condizionale perché per fortuna esiste una sentenza della Cassazione (ma non dirmi quale è perché non ricordo) che interpreta le "cure medico-chirurgiche" della 164 come chirurgiche e basta.. liberando quindi la possibilità di prescrive ormoni prima della sentenza del tribunale.
Lui non conosceva neanche l'esistenza della L. 164. Mi è sembrato che non ne avesse la minima cognizione e, quando gli ho spiegato l'iter legale per ottenere "l'operazione" ha manifestato una palese ignoranza. Comunque questa sentenza sarebbe utile da ritrovare.
C'è anche da dire che se è vero che i dottori possono non prescrivere farmaci NON previsti per le patologie non approvate dal prontuario farmaceutico (e noi non ci siamo proprio), è altrettanto vero che possono invece farlo (ma non a carico del SSN) qualora tali cure siano descritte in studi scientifici e presenti in protocolli di cura.
E questo dov'è scritto ? Se non c'è scritto da nessuna parte ( qualche norma deontologica, qualche circolare del ministero, meglio qualche legge) trovare un medico capace di intendere e di volere prendersi qualche responsabilità, in una paese dalla giustizia disastrata come l'Italia, sarà sempre una impresa difficilissima.
Per cui se teoricamente il tuo endo poteva avere ragione... in realtà ha torto!!!
Il problema è dimostrarglielo. Con le carte. E questo, che bazzica i tribunali, credo che accetti solo le carte scritte dotate di una qualche ufficialità pubblica.
A tua disposizione per l'intervento di Crisalide presso endocrinologo e ordine degli endo siciliani e rincoglioniti (non perchè siciliani ovviamente)
E allora al lavoro. Io stamperò dalla rete tutto lo stampabile per illustrargli cure e protocolli esistenti ( anche se a riportargli i rigidissimi protocolli ONIG veramente temo di fare più danno che bene....).
Se la sua non è stata una strategia per liquidare un paziente in fondo "scomodo" ( cosa mooooolto probabile) e non m'ha mentito, cioè si è informato veramente, avremo una possibilità di diffondere qualche informazione utile. Se no almeno uno, lui, ne saprà di più.
Credo che sto scoprendo meglio perché dalle mie parti esiste un "turismo della transessualità" per trovare cure e risposte al disagio solo a centinaia o migliaia di Km di distanza.
Maryliz
Da: "Mia"
Data: Mar Set 14, 2004 9:32 am
Oggetto: R: [disforia di genere] Le ultime avventure di Mary : 6a parte
Hei Mirella,
se fai il giro "largo" e passi per nordest, avrei anch'io qualche segnalazione sulla piazza di Padova... :-)
Scherzi a parte, il mio caso non è così eclatante come quello di Mary, però ho anch'io avuto la sensazione che il mio illustre prof non sapesse assolutamente nulla della nostra realtà. Da ciò mi viene una considerazione: che sarebbe opportuno che un endocrinologo, interpellato in merito a questioni così lontane da quelle delle quali abitualmente si occupa (il mio aveva lo studio pieno zeppo di coppiette tristi, il che mi ha indotto a pensare che fosse specializzato in questioni legate alla fertilità etc.) potesse avere almeno la decenza di dichiararsi impreparato - oppure non disposto - ad affrontare la questione nel modo corretto.
Forse sto dicendo delle cazzate (non so nulla di codeste realtà e delle logiche organizzative che ci stanno dietro) ma sarebbe bello se in merito a questi temi potesse girare tra gli specialisti una sorta di "nota informativa" che avesse come obiettivo quello di ottenere, se non altro, una "presa di coscienza"... è utopistico, vero ? Lo so, lo sospettavo... :-)
vabbè, vado a lavorare che è meglio
baci !
Mia
Da: "Maryliz"
Data: Mar Set 14, 2004 4:28 pm
Oggetto: Ogg: Le ultime avventure di Mary : 6a parte
--- In disforia@yahoogroups.com, "Mara Lei" <maraseiforte@h...> ha
scritto: > Una domanda stupida stupida, ma queste visite le paghi pure? E se
> si, quanto ti costano? :-)
>
> Un bacio.
>> Mara
>> P.S. Hai provato ad andare all'AIED?
>
Tranne quest'ultima , certo che le pago : 80 E la prima visita + 60 E
per un certificato che sarebbe stato inutile senza la mia "intraprendenza".
A parte il fatto che a Catania la sede AIED manco c'è , sarebbero
poi preparati in questo "profondo sud" ad affrontare la problematica con
competenza e interesse ?
O la sottoscritta , "mosca bianca" per carattere in tutte le sue cose, d
dovrà spiegare a chi dovrebbe saperne di più di me cosa
possono/devono fare ?
Agli psichiatri spiego la DIG, ai medici scrivo io la ricetta giusta,
e gli suggerisco gli esami giusti e poi me li autocontrollo ...
...e meno male che io riesco a non prendermela mai.
SuperMary
Quote : Al mondo l'intelligenza è costante. La popolazione è in aumento.
Da: "Mara Lei"
Data: Mar Set 14, 2004 8:33 pm
Oggetto: Ogg: Le ultime avventure di Mary : 6a parte
Beh, sicuramente sei paziente e tenace.
Escludendo la possibilità di un trasferimento al nord, non ti resta
che insistere...:-) Dai, pensa che la tua opera sicuramente gioverà
anche ad "altre" tue compaesane...contenta? :-)
Scherzi a parte, in bocca al lupo.
Un bacio.
Mara
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